Tregua in Siria: rimandato nuovamente voto dell’ONU

Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 8:10 in Medio Oriente Siria

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha nuovamente rimandato il voto per adottare una bozza di Risoluzione che impone una tregua di 30 giorni in Siria. Il nuovo incontro è stato fissato per il pomeriggio di sabato 24 febbraio, secondo quanto riportato dall’ambasciatore del Kuwait, Mansour Ayyad Al-Otaibi. L’ulteriore ritardo è dovuto a una serie di trattative last-minute in seguito ai nuovi emendamenti al testo proposti dalla Russia. 

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva già rimandato la riunione, giovedì 22 febbraio, per gli stessi motivi.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si sarebbe dovuto riunire per votare in merito all’imposizione del cessate il fuoco venerdì 23 febbraio, nel sesto giorno consecutivo di bombardamenti che hanno colpito il territorio del Ghouta orientale.

Venerdì 23 febbraio, alle ore 11:00, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe dovuto votare in merito all’adozione di una bozza di Risoluzione, che era stata presentata all’organo dell’ONU il 9 febbraio da parte di Svezia e Kuwait. Il progetto mira a imporre una tregua di 30 giorni in Siria per consentire la consegna di aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Tale cessate il fuoco dovrebbe entrare in vigore 72 ore dopo l’adozione della Risoluzione, mentre la consegna degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche dopo 48 ore. Oltre a ciò, la bozza chiede la fine immediata di tutti gli assedi, tra i quali quello del Ghouta orientale, di Yarmouk, di Foua e di Kefraya. Il progetto specifica altresì che il cessate il fuoco non verrà applicato allo Stato Islamico o ad Al-Qaeda, consentendo al governo siriano di continuare la sua offensiva contro i jihadisti presenti nel governatorato di Idlib.

Per passare, la Risoluzione sarebbe dovuta essere approvata con 9 voti a favore e nessun veto da parte di Russia, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Dal momento che le parti non sono ancora riuscite a raggiungere un accordo in merito al contenuto del documento, si teme che Mosca possa esercitare il diritto di veto sull’adozione della Risoluzione, considerandola un modo per colpire il proprio alleato siriano, Bashar Al-Assad. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, dall’inizio della guerra civile, avvenuto il 15 marzo 2011, la Russia avrebbe imposto 11 veti sui possibili interventi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in Siria.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si si sarebbe dovuto riunire giovedì 22 febbraio, su richiesta della Russia, al fine di discutere la “situazione complessa” del territorio siriano del Ghouta orientale, ma l’incontro era stato rimandato al giorno successivo. Il motivo sarebbe riconducibile alla mancanza di un accordo in merito al contenuto della Risoluzione presentata da Kuwait e Svezia. In questo contesto, Mosca aveva proposto alcune modifiche, affermando che i 15 Paesi membri non avrebbero potuto imporre una tregua in Siria senza consultare le parti coinvolte nella guerra civile. Al momento, non sono stati diffusi ulteriori dettagli in merito alle eventuali modifiche apportate al testo.

La riunione dell’ONU di venerdì 23 febbraio si sarebbe dovuta tenere dopo che il territorio del Ghouta orientale è stato sottoposto a 5 giorni consecutivi di bombardamenti, iniziati nella serata di domenica 18 febbraio, che hanno causato la morte di circa 370 civili, tra i quali donne e bambini, e il ferimento di altre 1500 persone.

In merito alla responsabilità degli attacchi aerei che hanno colpito il territorio siriano, la Russia attribuisce al gruppo Jabhat Al-Nusra, conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, presente nel Ghouta, l’uccisione dei civili nel territorio. Gli Stati Uniti e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, invece, hanno accusato Mosca di aver sostenuto le forze del presidente siriano nei bombardamenti che hanno colpito il Ghouta. Da parte sua, lo stesso giorno in cui l’ambasciatore russo aveva convocato la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mercoledì 21 febbraio, il Cremlino aveva negato il coinvolgimento di Mosca negli attacchi aerei che stanno colpendo ininterrottamente la regione siriana.

Il giorno successivo, giovedì 22 febbraio, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, aveva ribadito la posizione di Washington nei confronti di Mosca, accusando la Russia di essere responsabile delle circa 400 vittime del Ghouta orientale e di non aver fermato gli attacchi del suo alleato siriano, il presidente della Siria, Bashar Al-Assad. In tal senso, la Nauert ha dichiarato: “Se la Russia non avesse sostenuto la Siria, la devastazione e i morti sicuramente non ci sarebbero state. La Russia è l’unica ad avere la responsabilità per quello che sta succedendo” e ha aggiunto: “Cosa stanno facendo per fermare la devastazione, le morti, gli omicidi che stanno colpendo la Siria?”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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