La Giordania e l’inserimento dei rifugiati siriani

Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 6:04 in Giordania Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Giordania ha aperto un centro per l’impiego per i rifugiati siriani all’interno del campo profughi di Azraq. Situato in un’area desertica a circa 60 km a est di Amman, il campo costituisce la seconda struttura di accoglienza dei profughi siriani per dimensioni, ma la prima in cui i siriani vengono mandati non appena oltrepassano il confine. Si tratta di un progetto realizzato dall’International Labour Organization (ILO), dalla UN Refugee Agency (UNHCR) e dal Ministero del Lavoro giordano.

A partire da domenica 18 febbraio, decine di rifugiati siriani si sono potuti registrare nell’ufficio, per cercare un lavoro nelle aziende e nelle fattorie. In merito al progetto, il coordinatore dell’International Labour Organization (ILO) per la Giordania, Patrick Daru, ha dichiarato: “Non si può aspettare che il settore privato utilizzi un accordo commerciale se non viene fornito un supporto adeguato”. Daru fa riferimento al Jordan Compact, un accordo firmato da Amman con i Paesi donatori il 20 dicembre 2016. L’accordo prevedeva un impegno reciproco della Giordania e dell’Unione Europea mirato a realizzare le promesse fatte in occasione della conferenza di Londra, che si era tenuta il 4 febbraio 2016, dal titolo “Supporting Syria and the Region”. L’obiettivo era migliorare le condizioni di vita dei rifugiati siriani in Giordania, che, al momento della firma dell’accordo, erano circa 655 000, oltre a quelli non registrati.

Nel contesto del Jordan Compact, Amman si era impegnata a fornire 200.000 permessi di lavoro ai rifugiati siriani nel giro di 3 anni, in cambio di alcuni miliardi di dollari in assistenza allo sviluppo e della riduzione delle barriere tariffarie imposte sulle esportazioni giordane verso l’Europa. La realizzazione di tale impegno ha richiesto più tempo del previsto a causa della regressione economica che ha colpito il Regno e all’alto tasso di disoccupazione. Finora, circa 90.000 siriani avrebbero ottenuto un permesso di lavoro e soltanto due aziende starebbero esportando i propri prodotti verso l’Europa seguendo le nuove regole, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab.

La Giordania condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 km. Per questo motivo, fin dallo scoppio della guerra civile, che è iniziata il 15 marzo 2017, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno Hashemita. Stando ai dati diffusi dalle Nazioni Unite, al momento, nel dicembre 2017, la Giordania ospitava più di 650.000 rifugiati siriani, mentre le autorità di Amman hanno affermato che il numero reale si aggiri intorno all’1,3 milioni.

La questione dei rifugiati siriani ha costituito una sfida molto grande per la Giordania, un Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione era del 18,2% nel primo trimestre del 2017. La Giordania non è un Paese firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati, pertanto non ha l’obbligo di registrare i rifugiati come richiedenti asilo. Tuttavia, il Paese ha firmato la Convenzione contro la tortura del 1984, di conseguenza non può rimandare coloro che si rifugiano nel suo territorio nel Paese d’origine, se in questo è presente il rischio che vengano torturati.

Al momento, in Giordania ci sono più di 300.000 lavoratori stranieri registrati e circa 1 milione non ufficiali. Secondo quanto riferito dal Ministero del Lavoro, la maggior parte sarebbero egiziani e sud-asiatici, impiegati in lavori poco qualificati, come l’assistenza domestica, l’edilizia e l’agricoltura. Il governo ha tentato di introdurre una riforma del lavoro, tuttavia molti giordani denigrano i lavori manuali tradizionali, tradizionalmente svolti dai lavoratori stranieri, lasciando un vuoto che i rifugiati siriani potrebbero parzialmente riempire.

In questo contesto, il coordinatore dell’International Labour Organization (ILO) per la Giordania, Patrick Daru, ha affermato che la creazione di posti di lavoro costituisce un problema centrale nel Regno hashemita e ha dichiarato: “È un problema di investimenti. Il problema è far sì che le aziende europee prendano risorse dalla Giordania. Questo rappresenterebbe il principale punto di svolta”.

In merito all’apertura del centro per l’impego all’interno del campo profughi di Azraq si è espresso anche l’ambasciatrice olandese in Giordania, barbara Jozaisse, la cui ambasciata sostiene il progetto. La Jozaisse ha dichiarato che l’ufficio contribuirà a far sì che i rifugiati rimangano il più vicino possibile al territorio di origine e ha aggiunto: “Almeno adesso le persone possono fare domanda per un lavoro e ottenere un guadagno, in questo modo si ha dignità, orgoglio, denaro, si può continuare a costruire la propria vita e la propria famiglia”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.