Gli Stati Uniti apriranno ambasciata a Gerusalemme a maggio 2018

Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 9:14 in Israele Palestina USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato che aprirà l’ambasciata statunitense a Gerusalemme a maggio 2018, in concomitanza con il settantesimo anniversario della dichiarazione di indipendenza di Israele.

La decisione, notificata al Congresso venerdì 23 febbraio, anticipa di molto l’apertura degli uffici statunitensi nella Città Santa. Alla fine di gennaio 2018, infatti, il vice presidente statunitense, Mike Pence, aveva dichiarato che l’ambasciata sarebbe stata aperta nel 2019. In seguito alla diffusione della notizia, i palestinesi hanno reagito, scatenando delle proteste a Gaza e in Cisgiordania, lanciando pietre contro le truppe israeliane, che hanno risposto aprendo fuoco, ferendo 25 persone.

Secondo Al Jazeera in lingua inglese, l’ambasciatore, David Friedman, e alcuni membri dello staff si insedieranno nell’attuale consolato statunitense a Gerusalemme, nel quartiere di Arnona. Il resto degli impiegati sarà trasferito da Tel Aviv nel tempo, ma le autorità sono alla ricerca di un edificio consono a ospitare l’ambasciata in modo permanente. Tuttavia, per ragioni di sicurezza, Friedman continuerà a vivere a Tel Aviv.

Israele proclamò l’indipendenza il 14 maggio 1948. I palestinesi chiamano il 15 maggio il giorno della “nakba” o il giorno della catastrofe, poiché in quella data commemorano lo sfollamento di massa perpetrato ai loro danni per far posto allo Stato di Israele. Tra il 1947 e il 1949, circa 750.000 palestinesi, su una popolazione che ne contava quasi 2 milioni, furono espulsi dal Paese o cacciati dalle loro case. I palestinesi hanno definito la mossa di Trump “una provocazione” e una “chiara violazione della legge internazionale”. Inoltre, il segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Saeb Erekat, ha spiegato che la decisione costituirebbe la totale distruzione della soluzione permanente. L’ex ministro dell’Informazione palestinese, Mustafa Barghouti, ha spiegato che il fatto che lo spostamento dell’ambasciata coincida con una delle peggiori date per i palestinesi, rappresenta una vera e propria provocazione.

Un generale di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha dichiarato che lo spostamento dell’ambasciata statunitense è una dichiarazione di guerra contro le nazioni arabe e musulmane, suggerendo a Washington di riconsiderare la decisione.

La decisione di aprire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme, annunciata dal presidente americano, Donald Trump, durante un discorso tenuto alla Casa Bianca il 6 dicembre 2017, aveva fatto scoppiare numerose proteste in tutto il mondo, inasprendo il conflitto tra israeliani e palestinesi, poiché questi ultimi considerano Gerusalemme la capitale del loro futuro Stato. Il Consiglio di Sicurezza aveva messo ai voti la decisione, nel tentativo di impedirla, ma gli Stati Uniti avevano opposto il veto e la mozione non era passata. Successivamente, anche l’Assemblea Generale aveva votato la questione, che era stata respinta dai membri dell’organizzazione, in modo, tuttavia, non vincolante.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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