Crisi Etiopia: rilasciati 1.500 prigionieri

Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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Il governo dell’Etiopia ha liberato più di 1.500 prigionieri nell’est della regione Somali, i quali erano stati accusati di aver aderito ad iniziative contro la pace. Il presidente Abdi Mohammed Omer ha porto le scuse pubbliche al momento del loro rilascio. I 1.500 liberati si aggiungono ad altri 6.000 ex prigionieri che erano stati rilasciati dallo scorso 3 gennaio, con l’obiettivo di calmare le proteste in tutto il Paese, dove il 18 febbraio, in seguito alle dimissioni del premier Haileramriam Desalegn, è stato imposto lo stato di emergenza per 6 mesi.

Tale mossa ha seguito un periodo di tensione politica, iniziato nel novembre 2015 per via del il Master Plan adottato da Addis Abeba, un’iniziativa che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il piano fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le manifestazioni sono continuante, soprattutto presso Oromo e Amhara, dove le autorità hanno attuato una risposta molto dura. Secondo quanto riferito da Amnesty International, le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad un eccessivo uso della forza contro la popolazione, uccidendo, entro la fine del 2016, almeno 800 persone. Con il passare dei mesi, le manifestazioni hanno invaso tutto il Paese per protestare contro le restrizioni politiche.

Non è la prima volta che l’Etiopia affronta la dichiarazione di uno stato di emergenza, in quanto dal novembre 2016 all’agosto 2017, il governo di Addis Abeba, per cercare di fronteggiare le proteste, aveva bandito qualsiasi forma di manifestazione. In quel periodo, le autorità sono state accusate altresì di aver violato i diritti umani e di aver commesso abusi nei confronti dei cittadini.

Il 22 febbraio, il governo etiope ha rilasciato alcuni dettagli relativi allo Stato di emergenza, il quale vieta una serie di attività, con l’obiettivo di sedare la situazione nel Paese. Pochi giorni prima l’Unione Europea aveva messo in guardia la comunità internazionale di fronte alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo di Addis Abeba, riferendo che potrebbe allontanare la democratizzazione dell’Etiopia. Ad avviso di alcuni esperti etiopi, invece, l’Etiopia si trova di fronte a un punto di volta storico molto importante, in quanto ha la possibilità di avviare una vera transizione democratica. 

L’Etiopia, Stato africano indipendente più antico, non è mai stato colonizzato, a parte una piccola parentesi italiana dal 1936 al 1941 sotto Benito Mussulini. Per tali ragioni, il Paese possiede un patrimonio culturale unico e costituisce un simbolo di indipendenza. Ad oggi, l’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante l’instabilità politica, l’Etiopia è particolarmente attiva nella lotta contro il terrorismo locale, effettuando operazioni contro al-Qaeda e al-Shabaab, ed è impegnato in Sud Sudan per sostenere le sue autorità nella risoluzione della guerra civile.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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