Guerra in Yemen: la proposta degli Houthi

Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle 12:24 in Medio Oriente Yemen

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Il capo del comitato rivoluzionario dello Yemen, Mohamed Ali Al-Houthi, ha presentato alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU un’iniziativa che include una “soluzione radicale” al conflitto in Yemen, mirata a porre fine alla guerra e a trovare una soluzione politica alla crisi.

L’iniziativa, proposta all’organizzazione internazionale giovedì 22 febbraio, si basa sui 6 punti seguenti:

  1. creazione di un comitato di riconciliazione;
  2. elezione di un presidente e di un Parlamento che rappresentino il popolo yemenita e tutte le forze politiche del Paese, attraverso il ricorso al fondo elettorale;
  3. sviluppo di garanzie internazionali per la ricostruzione e le riparazioni;
  4. fine dell’embargo e dell’aggressione da parte dei Paesi stranieri;
  5. concessione dell’amnistia generale e rilascio di tutti i prigionieri di tutte le parti;
  6. organizzazione di referendum per decidere qualsiasi altra questione;

In particolare, l’iniziativa sottolinea che non può essere raggiunta alcuna “soluzione radicale” se non finiranno l’embargo e l’aggressione della coalizione araba, a guida saudita, che combatte gli Houthi nel conflitto yemenita. La coalizione, di cui fanno parte anche Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dai ribelli con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 6 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, aveva chiuso tutti gli accessi al Paese, aerei, marittimi e di terra. La decisione della coalizione era stata presa al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran dopo che, il giorno precedente, gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Il razzo non aveva causato alcun danno, poiché era stato immediatamente dirottato e ridotto in frammenti in una zona disabitata a est di Riad.

Il documento non fa alcun riferimento alla questione della sicurezza e alla consegna delle armi, che erano state stabilite dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n.2216. La decisione, adottata il 14 aprile 2015, stabiliva che gli Houthi si ritirassero dalle aree che avevano occupato durante il conflitto e consegnassero le armi ottenute dalle istituzioni militari e della sicurezza.

Infine, nell’iniziativa, Al-Houthi ha sottolineato che, se l’ONU non risponderà alla proposta, dovrà avere la “responsabilità storica e legale per il perpetuarsi della catastrofe umanitaria, che è stata descritta come la peggiore a livello mondiale”. La dichiarazione fa riferimento al fatto che, il 16 novembre 2017, l’ONU aveva definito la situazione dello Yemen “la peggiore crisi nel mondo”, nella quale più di 20 milioni di persone, tra cui 11 milioni di bambini, hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che ha la propria base nella capitale Sana’a. Dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, che hanno la propria base ad Aden. Il conflitto è stato aggravato dall’intervento di attori esterni. da un lato, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte al fianco del presidente Hadi. Dall’altro l’Iran che fornisce segretamente armi al gruppo dei ribelli.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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