Crisi Etiopia: alcuni dettagli sullo stato di emergenza

Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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Il governo Etiope ha rilasciato nuovi dettagli in merito allo stato di emergenza di sei mesi imposto il 18 febbraio, in seguito alle dimissioni del primo ministro, Hailemariam Desalegn.

Il ministro della Difesa, Siraj Fegessa, ha annunciato nuovi dettagli in diretta nazionale, i quali prevedono diversi divieti, tra cui:

  • Violare la Costituzione dell’Etiopia, o l’ordine costituzionale
  • Supportare o avere legami con organizzazioni terroristiche
  • Organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate
  • Promuovere propaganda politica
  • Istituire comunicati su questioni di sicurezza senza il permesso del Comando centrale
  • Ostacolare i servizi ed i trasporti pubblici
  • Attaccare le infrastrutture o le istituzioni
  • Bloccare le funzioni delle forze dell’ordine
  • Portare armi in luoghi pubblici
  • Ostacolare lo svolgimento delle attività scolastiche
  • Scioperare e manifestare presso campi sportivi
  • Minacciare eventi pubblici culturali, religiosi e sportivi.

A queste direttive si aggiunge che gli agenti avranno il potere di trattenere ogni individui sospettato di aver violato l’ordiste costituzionale, di ispezionare la sua abitazione e la sua macchina senza alcun mandato. È previsto che il governo invii il decreto dello stato di emergenza al Parlamento entro 15 giorni dalla scorsa settimana. Nella città di Gondar, nel nord del Paese, gli abitanti stanno infrangendo le regole imposte dallo stato di emergenza, in quanto stanno protestando e scioperando ormai da quattro giorni.

Le regioni di Amhara e Oromo costituiscono i principali teatri delle manifestazioni contro il governo, scoppiate nel novembre 2015 per chiedere riforme democratiche. Secondo quanto riferito da Amnesty International, le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad un eccessivo uso della forza contro la popolazione per reprimere le proteste, uccidendo, entro la fine del 2016, almeno 800 persone. Il 3 gennaio 2018, il governo etiope ha annunciato la liberazione di tutti i prigionieri politici, con l’obiettivo di incoraggiare la riconciliazione nazionale. Nonostante ciò, le proteste sono continuate e, il 15 febbraio, il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, ha presentato le dimissioni, dichiarando di voler cedere la guida del governo per poter avviare le riforme necessarie alla pace e alla democrazia. L’ex premier, salito al potere nell’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF).

Il 19 febbraio, l’Unione Europea ha messo in guardia la comunità internazionale di fronte alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo di Addis Abeba, riferendo che potrebbe allontanare la democratizzazione dell’Etiopia. Ad avviso di alcuni esperti etiopi, invece, l’Etiopia si trova di fronte a un punto di volta storico molto importante, in quanto ha la possibilità di avviare una vera transizione democratica. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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