Libano – Israele: la mediazione degli Stati Uniti

Pubblicato il 22 febbraio 2018 alle 12:25 in Israele Libano

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L’assistente segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, David Satterfield, ha incontrato il ministro degli Esteri libanese, Gebran Gerge Bassil, a Beirut nel contesto degli sforzi diplomatici americani per risolvere le tensioni tra Israele e il Libano in merito al muro di confine tra i due Paesi e alla disputa sui confini marittimi.

Le due parti si sono incontrate mercoledì 21 febbraio, dopo un incontro recente, che si era svolto venerdì 16 febbraio. In seguito all’ultima riunione, il portavoce del Parlamento libanese, Nabih Berri, aveva respinto la proposta degli Stati Uniti in merito alla soluzione della disputa sui confini marittima, definendola “inaccettabile”. La proposta americana avrebbe fatto riferimento a una linea di demarcazione di confine, che era stata sviluppata dal diplomatico statunitense, Frederic Hof, nel 2012, secondo la quale il Libano avrebbe ottenuto circa due terzi e Israele un terzo del territorio marittimo conteso, che si estende per circa 860 km quadrati.

In merito all’incontro di mercoledì, una fonte del governo libanese ha rivelato che Satterfield non avrebbe avanzato alcuna nuova proposta, di conseguenza le due parti avrebbero discusso nuovamente la questione della linea di demarcazione di Hof.

L’incontro tra Bassil e Satterfield si è svolto in un clima di crescente tensione tra Israele e Libano. Lunedì 19 febbraio, il comandante dell’esercito libanese, Joseph Aoun, aveva dichiarato che il Libano avrebbe utilizzato qualsiasi mezzo a sua disposizione per opporsi alla “aggressione israeliana”. In tale occasione, Aoun aveva dichiarato che non avrebbe permesso a Israele di violare la sovranità nazionale del Libano e il diritto a sfruttare le risorse che si trovano nelle sue acque e non gli avrebbe consentito di costruire un muro di confine tra i due Paesi.

Il 18 dicembre 2017, il presidente del Libano, Michel Aoun, aveva annunciato che Israele si stava “preparando per costruire un muro di separazione sulla Blue Line”, una demarcazione del confine tra i due Stati, stabilita dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000, dopo che le truppe israeliane si erano ritirate dal territorio libanese in seguito alla fine del Conflitto del Libano meridionale, svoltosi tra il 1982 e il 2000. In tale occasione, Aoun aveva dichiarato che il muro avrebbe costituito una violazione delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la numero 1701, e aveva sottolineato che la costruzione non rispetterebbe la linea di confine internazionale. La Risoluzione n. 1701, adottata nel 2006, aveva posto fine alle ostilità tra Israele e Hezbollah e aveva stabilito che l’esercito libanese è responsabile della sicurezza all’interno del proprio territorio, al confine con Israele, mentre sono bandite dall’area tutte le altre forze armate, incluso Hezbollah.

I rapporti tra i due Paesi sono divenuti ancora più tesi nell’ultimo periodo in riferimento alla questione delle esplorazioni di gas naturale nel blocco 9, un’area marittima ricca di gas naturale rivendicata sia da Israele sia dal Libano, dal momento che si trova al confine tra le acque territoriali dei due Paesi, che non è nettamente definito. Il 14 dicembre 2017, il ministro dell’Acqua e dell’Energia libanese, Cesar Abi Khalil, aveva annunciato che un consorzio, formato da 3 società petrolifere, ovvero l’azienda italiana Eni, quella francese Total e quella russa Novatek, aveva vinto una gara d’appalto per iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas e petrolio offshore. Uno dei blocchi interessati dalle esplorazioni è il numero 9. In merito all’appartenenza dell’area marittima, il 31 gennaio, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva definito la gara d’appalto “molto provocatoria” e aveva esortato le aziende internazionali a non partecipare alla gara.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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