Israele: sciopero della fame dei migranti contro la deportazione

Pubblicato il 22 febbraio 2018 alle 10:24 in Immigrazione Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di migranti africani hanno iniziato uno sciopero della fame come forma di protesta nei confronti dell’espulsione dei migranti irregolari imposta da Israele.

Mercoledì 2 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro la fine di marzo. Secondo il piano stabilito in materia, ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, avrebbe ricevuto un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma sarebbe e coloro che avrebbero continuato a opporsi all’espatrio sarebbero stati arrestati. Secondo le stime ufficiali, dal giugno al novembre 2017, in Israele erano entrati 38.043 migranti africani. Tale cifra includeva 27.494 eritrei e 7.869 sudanesi.

Netanyahu aveva altresì dichiarato di aver concluso alcuni accordi con Ruanda e Uganda, i quali avrebbero accettato di accogliere i migranti, dal momento che questi, in particolare i sudanesi e gli eritrei, non avrebbero potuto tornare nei Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati. Qualche giorno più tardi, il 5 gennaio, Ruanda e Uganda avevano affermato di non aver firmato alcun accordo con Israele in merito all’accoglienza dei migranti africani.

Mercoledì 21 febbraio, Abdat Ishmael, il portavoce de facto del gruppo dei richiedenti asilo eritrei ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame, in segno di protesta nei confronti del trattamento riservato loro dal governo israeliano. Lo sciopero era iniziato la sera del giorno precedente, martedì 20 febbraio, quando i primi 7 migranti che avevano rifiutato di essere espulsi dal Paese erano stati arrestati. In tale occasione, le autorità israeliane avevano trasferito 7 richiedenti asilo di origine eritrea, che si erano opposti alla deportazione in Ruanda, dal centro di detenzione di Holot alla prigione di Saharonim, su ordine del Ministero dell’Interno israeliano. Mercoledì 21 febbraio, lo stesso trattamento era stato riservato ad altre 5 persone. Il centro di Holot, situato nel territorio meridionale di Israele, è una struttura che può ospitare circa 1.200 migranti, i quali, durante il giorno, possono lasciare il centro per recarsi sul luogo di lavoro. Il 19 novembre 2017, il governo israeliano aveva altresì deciso di chiudere il centro. Al momento, il centro ospita circa 1000 richiedenti asilo, per la maggior parte eritrei.

Secondo le informazioni fornite da Ishmael, i migranti africani starebbero altresì progettando di manifestare contro la detenzione dei richiedenti asilo nella mattinata di giovedì 22 febbraio, di fronte alle mura della prigione di Saharonim. Il portavoce dei migranti eritrei ha altresì dichiarato: “Quello che sta accadendo ai rifugiati, Israele deve vedere la verità. Sono richiedenti asilo, non migranti economici. In qualunque posto si riconosce che il governo eritreo è omicida e il peggiore dittatore che ci sia. Ci accolgono come rifugiati, ma Israele non lo fa, ci imprigiona”.

Secondo l’Organizzazione umanitaria per i rifugiati e i richiedenti asilo israeliana ASSAF, “questo è il primo passo in quella che è un’operazione di deportazione senza precedenti, una mossa contaminata dal razzismo e dalla completa indifferenza nei confronti della vita e della dignità dei richiedenti asilo”.

Al momento, a 600 richiedenti asilo sarebbe stata notificato l’obbligo di decidere tra la deportazione e la detenzione nel carcere di Saharonim. A un gruppo di 200 eritrei che si trovano nel centro di Holot l’avviso sarebbe arrivato il 17 gennaio e avrebbero avuto 30 giorni per decidere. La scadenza della decisione per altri 400 richiedenti asilo, invece, sarebbe fissata ai primi di aprile.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.