Il Giappone potrebbe acquisire almeno 20 nuovi jet da guerra dagli USA

Pubblicato il 22 febbraio 2018 alle 18:32 in Asia Giappone

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Il Giappone vorrebbe acquisire almeno 20 jet da guerra F-35A nel corso dei prossimi sei anni. Secondo quanto riportato da Reuters, alcuni velivoli verranno acquistati direttamente dal Lockheed Martin Corp negli Stati Uniti, mentre altri verranno assemblati in Giappone.

Alcune fonti hanno riferito all’emittente che comprare un jet già costruito comporta una spesa di circa 100 milioni di dollari, una cifra che farebbe risparmiare alle autorità di Tokyo 30 milioni di dollari per ogni aeromobile rispetto al suo assembramento in territorio giapponese. L’acquisto di ulteriori 20 jet si andrà ad aggiungere ad altri 42 velivoli che sono stati costruiti presso uno stabilimento di assemblaggio in Giappone, diretto da Mitsubishi Heavy Industries, il principale appaltatore giapponese nel campo della difesa. Esiste solo un altro stabilimento del genere al di fuori degli USA oltre a quello in Giappone, in Italia, ed è diretto da Leonardo Spa.

Le fonti giapponesi, che hanno voluto mantenere l’anonimato poiché non autorizzate a parlare con i media, hanno riferito che la decisione di comprare ulteriori jet da guerra è stata presa alla luce dell’acquisizione di velivoli sempre più avanzati da parte della Cina e dell’avanzata della Corea del Nord nello sviluppo del suo programma nucleare e missilistico. Gli F-35A aumenteranno la dipendenza giapponese dalla tecnologia militare statunitense, ottenendo così un vantaggio sui potenziali nemici dell’Asia orientale. Gli strateghi militari giapponesi stanno altresì valutando se comprare F-35Bs, la versione con decollo e atterraggio verticale degli F-35°, i quali possono operare anche in piccole isole, come quelle che si trovano nel Mar Cinese Orientale.

Il ministro della Difesa, Itsouri Onodera, ha riferito alla stampa che non è stata presa ancora alcuna decisione ufficiale e che gli ufficiali stanno valutando quale tipologia di jet sono più necessari. Alla fine del 2018, verranno rilasciate due analisi per valutare gli obiettivi militari del Giappone per i prossimi 5 anni, a partire dall’aprile 2019.

Il 6 dicembre 2017, il governo di Tokyo aveva annunciato di voler accrescere i propri armamenti per essere in grado di difendere adeguatamente il Paese. In particolare, le autorità avevano affermato di voler acquisire missili guidati ad alta precisione che avrebbero permesso all’esercito giapponese di colpire navi nemiche in mare in momenti di emergenza.

Lo sviluppo del programma nucleare di Pyongyang sta costringendo il Giappone a fare scelte strategiche molto difficili. Occorre ricordare che Tokyo non possiede un sistema di sicurezza in grado di difendere il territorio nazionale da minacce di natura atomica e missilistica. Di conseguenza, qualsiasi eventuale attacco americano o sud-coreano contro la Corea del Nord, produrrebbe effetti negativi sul Giappone, il quale è esposto ai missili di Pyongyang, senza avere i mezzi per difendersi in modo adeguato. Alla luce di ciò, il governo giapponese, nel corso dell’anno passato, aveva annunciato che avrebbe aumentato il budget per la spesa militare del 2018, per poter acquisire il sistema missilistico JASSM-ER, di produzione americana e con un raggio superiore a 900 km. Dal momento che tale tecnologia non può essere inserita negli aerei da guerra giapponesi, saranno necessarie modifiche per la sua installazione. Il sistema JASSM-ER sarebbe in grado di colpire il territorio nordcoreano dall’alto, lanciando missili dal Mar del Giappone. Tuttavia, il Giappone deve fare i conti con un importante vincolo politico previsto dall’accordo sulla sicurezza firmato il primo settembre 1951 con gli Stati Uniti, in seguito alla sconfitta del Paese asiatico nella seconda guerra mondiale. In base a tale accordo, Tokyo deve mantenere una politica strettamente “difensiva”, delegando a Washington qualsiasi intervento militare. Più semplicemente, il Giappone non può colpire basi nemiche e, se lo facesse, violerebbe il patto con gli USA, andando incontro a un incidente diplomatico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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