Turchia: esteso il fermo della nave Eni

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 17:18 in Italia Turchia

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La Marina militare turca ha esteso fino al 10 marzo l’avviso relativo alle sue attività militari (Navtex) a largo di Cipro, nel mar Mediterraneo orientale, che da dieci giorni stanno bloccando il transito della Saipem 12000, la nave da perforazione di Eni. Il precedente avviso emanato dalla Marina turca sarebbe scaduto giovedì 22 febbraio.

Sabato 10 febbraio, il ministro degli Esteri di Cipro, Ioannis Kasoulides, aveva riferito che, il giorno precedente, il 9 febbraio, l’imbarcazione italiana, che trasportava un impianto di trivellazione, era stata fermata mentre di dirigeva verso Cipro e, in particolare, verso Cuttlefish, una zona del blocco 3, dove avrebbe dovuto condurre attività di ricerca di giacimenti di gas naturale.

In merito alla questione, Nicosia aveva criticato la presenza della Marina militare turca nella propria zona economica esclusiva (EEZ), definendola una “violazione del diritto internazionale”. La zona economica esclusiva (ZEE) è un’area del mare, situata vicino alle acque territoriali, nella quale uno Stato ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, della ricerca scientifica e della protezione e conservazione dell’ambiente marino. Da parte sua, Ankara non riconosce i diritti sovrani di Cipro sull’area marittima in questione.

Si tratta, dunque, di una zona marittima che è oggetto di dispute territoriali tra Turchia e Cipro. Ankara ritiene che i greci ciprioti non possiedano la sovranità sulle aree del mar Egeo, nel quale stanno effettuando le esplorazioni, che, al contrario, sarebbe della Turchia. In questo contesto, è necessario sottolineare che Cipro è divisa etnicamente in turchi ciprioti e greci ciprioti. Il 20 luglio 1974, la Turchia aveva invaso l’isola dividendola in due aree politiche, la Repubblica, nella quale vivono i greci ciprioti, e Cipro del Nord, abitata dai turchi ciprioti.

Mercoledì 21 febbraio, il ministro dell’Energia cipriota, Giorgos Lakkotrypis, ha annunciato che Nicosia continuerà a compiere sforzi diplomatici per porre fine alla situazione di stallo che si è creata con la Turchia in merito alle attività di esplorazione di gas naturale. In questo senso il ministro cipriota ha dichiarato: “Niente è finito, gli sforzi diplomatici continuano. Siamo in contatto continuo con la società. Abbiate pazienza”.

Da parte sua, mercoledì 21 febbraio, anche l’Italia ha confermato “la volontà di ricercare, nel rispetto del diritto internazionale, ogni soluzione possibile per via diplomatica a una questione che non riguarda i rapporti bilaterali tra Italia e Turchia, ma rapporti e equilibri anche economici tra Repubblica di Cipro e parte settentrionale dell’isola. L’eventuale esito negativo degli sforzi in atto per definire modalità concordate nelle attività di ricerca, rischierebbe di pregiudicare le potenzialità di crescita e i benefici per l’intera area”, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa AnsaMed, che ha citato fonti della Farnesina.

Le tensioni tra Turchia e Cipro in merito alla questione della divisione delle acque territoriali si sono acuite, in particolare, in seguito alla scoperta dell’esistenza di giacimenti di gas maturale nel territorio marittimo conteso. Al momento, la Turchia sostiene che entrambi i Paesi possiedano un’area dell’ampiezza di 6 miglia nautiche internazionali, mentre, da parte sua, la Grecia vorrebbe ampliare il territorio sotto il suo controllo fino a 12 miglia nautiche internazionali. 

In questo contesto, il 15 febbraio, Ankara aveva iniziato a costruire una torre di controllo e un molo sull’isola Cavus Adasi, situata nel mar Egeo, a un miglio di distanza dalle isole Kardak, conteste tra la Turchia e la Grecia, che avrebbe il compito di prevenire l’immigrazione irregolare e le violazioni territoriali nel territorio marittimo conteso. In merito alla sovranità delle isole Kardak è in corso una disputa che, nel 1996, aveva portato la Grecia e la Turchia sull’orlo di una guerra civile. Il 25 dicembre 1995, in seguito al naufragio di una nave turca nelle isole, Atene aveva affermato che l’incidente si sarebbe verificato nelle sue acque territoriali. Ankara aveva immediatamente respinto le affermazioni della Grecia, sostenendo che le isole Kardak sarebbero appartenute alla Turchia.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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