Myanmar: esplosione nel nord-est, 2 morti e 11 feriti

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 18:20 in Asia Myanmar

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L’esplosione di un ordigno nella città di Lashio, nel nord-est del Myanmar, ha causato la morte di 2 persone e il ferimento di altre 11. La polizia sta indagando sui possibili responsabili dell’attacco, anche se non ha rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo. “È vero, abbiamo ricevuto una chiamata da un dipartimento locale in merito all’esplosione di una bomba la sera di mercoledì 21 febbraio”, ha riferito il portavoce degli agenti, colonello Thet Naing, dalla capitale Naypyitaw. Le vittime sarebbero due donne.

Secondo quanto riportato da un testimone, la 27enne Lway Dehnin, lo scoppio è avvenuto intorno alle 4:30 del pomeriggio locali, vicino a due banche nel cuore della città, vicino agli uffici del Ministero della Salute. La Yoma Bank, una delle due colpite, ha emesso un comunicato in cui ha reso noto che due delle sue dipendenti sono rimaste uccise nell’esplosione.

La città di Lashio, popolata da più di 170.000 abitanti, è una delle più grandi del nord-est del Myanmar, attraversata da una strada importante che collega Mandalay, nel centro del Paese, e attraversa il confine con la Cina, fino ad arrivare a Muse. Lashio è anche uno dei centri principali dello stato di Shan, dove diversi gruppi etnici compiono offensive contro l’esercito locale. In tale area del Paese le esplosioni e gli attacchi non sono una novità ma, generalmente, sono di piccole dimensioni.

Da quando ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito, nel 1948, il Myanmar è stato caratterizzato da un susseguirsi di conflitti etnici, causati dalla composizione della sua popolazione, composta da numerose minoranze. Il leader del Paese asiatico e premio Nobel per la pace, Aung san Suu Kyi, in carica dal marzo 2016, sta cercando di rilanciare il processo di pace con i gruppi etnici per cercare di sedare le tensioni. Il 24 gennaio, il governo del Myanmar ha annunciato che firmerà un accordo di cessate il fuoco con due fazioni di ribelli.

Nell’ultimo anno, tuttavia, l’impegno di Aung San Suu Kyi per la pace nel suo Paese è stato oscurato dal suo mancato coinvolgimento nella crisi umanitaria che coinvolge i Rohingya. La comunità internazionale e i suoi colleghi premi Nobel per la Pace l’hanno accusata di non essersi schierata a favore dei diritti dei Rohingya, minoranza etnica musulmana che viveva nello stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar. I Rohingya non godono della cittadinanza birmana e sono stati storicamente emarginati e perseguitati. Da quando è iniziata la campagna militare dell’esercito birmano nello stato di Rakhine, nell’ottobre 2016, quasi 1 milione di Rohingya ha lasciato il Paese, fuggendo nel vicino Bangladesh. In particolare, sono stati quasi 700.000 i profughi ad arrivare nei campi di accoglienza creati dalle autorità di Dhaka soltanto dallo scorso agosto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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