Libano: pronto a scontrarsi con Israele

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 6:03 in Israele Libano

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Il Libano utilizzerà qualsiasi mezzo a sua disposizione per opporsi alla “aggressione israeliana”, secondo quanto affermato dal comandante dell’esercito libanese, Joseph Aoun.

Lunedì 19 febbraio, in occasione dell’inaugurazione della Conferenza sullo sviluppo e la stabilità nel mondo arabo, Aoun ha dichiarato che non permetterà a Israele di violare la sovranità nazionale del Libano e il diritto a sfruttare le risorse che si trovano nelle sue acque e non gli consentirà di costruire un muro di confine tra i due Paesi. In tal senso, il comandante dell’esercito libanese ha affermato: “Ribadisco il nostro rifiuto nei confronti del nemico israeliano che infrange la sovranità del Libano e il suo sacro diritto a sfruttare tutte le risorse economiche” e ha aggiunto: “L’esercito non risparmierà alcun metodo disponibile per opporsi all’aggressione israeliana, costi quel che costi”.

Il 18 dicembre 2017, il presidente del Libano, Michel Aoun, aveva annunciato che Israele si stava “preparando per costruire un muro di separazione sulla Blue Line”, una demarcazione del confine tra i due Stati, stabilita dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000, dopo che le truppe israeliane si erano ritirate dal territorio libanese in seguito alla fine del Conflitto del Libano meridionale, svoltosi tra il 1982 e il 2000. In tale occasione, Aoun aveva dichiarato che il muro avrebbe costituito una violazione delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la numero 1701, e aveva sottolineato che la costruzione non rispetterebbe la linea di confine internazionale. La Risoluzione n. 1701, adottata nel 2006, aveva posto fine alle ostilità tra Israele e Hezbollah e aveva stabilito che l’esercito libanese è responsabile della sicurezza all’interno del proprio territorio, al confine con Israele, mentre sono bandite dall’area tutte le altre forze armate, incluso Hezbollah.

Beirut aveva ribadito la contrarietà nei confronti del muro di confine israeliano il 5 febbraio, definendo la mossa di Israele una “violazione della sovranità nazionale” del Libano. I rapporti tra i due Paesi sono divenuti molto tesi nell’ultimo periodo in riferimento alla questione delle esplorazioni di gas naturale nel blocco 9, un’area marittima ricca di gas naturale rivendicata sia da Israele sia dal Libano, dal momento che si trova al confine tra le acque territoriali dei due Paesi, che non è nettamente definito. 

Il 14 dicembre 2017, il ministro dell’Acqua e dell’Energia libanese, Cesar Abi Khalil, aveva annunciato che un consorzio, formato da 3 società petrolifere, ovvero l’azienda italiana Eni, quella francese Total e quella russa Novatek, aveva vinto una gara d’appalto per iniziare le esplorazioni volte alla ricerca di gas e petrolio offshore. Uno dei blocchi interessati dalle esplorazioni è il numero 9. In merito all’appartenenza dell’area marittima, il 31 gennaio, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva definito la gara d’appalto “molto provocatoria” e aveva esortato le aziende internazionali a non partecipare alla gara.

Nella disputa sono intervenuti anche alcuni diplomatici americani, che hanno cercato di ridurre le tensioni tra i due Paesi. Domenica 18 febbraio, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, aveva incontrato un funzionario americano. In tale occasione, Stenitz aveva dichiarato che “una soluzione diplomatica sarebbe preferibile per entrambe le parti”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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