Iraq – Libano: posizione comune contro il terrorismo

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 19:18 in Iraq Libano

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, si è recato in visita di stato a Baghdad per incontrare l’omologo iracheno, Fuad Masum, e il primo ministro, Haider Al-Abadi. All’ordine del giorno vi è stata la lotta contro il terrorismo.

Nella mattinata di mercoledì 21 febbraio, Aoun ha incontrato il presidente iracheno, in occasione della visita di due giorni in Iraq, iniziata il giorno precedente, martedì 20 febbraio. Durante la conferenza stampa, che si è tenuta al termine della riunione bilaterale, il capo di Stato libanese ha dichiarato: “Abbiamo discusso in maniera costruttiva e questo riflette i legami storici e fraterni che uniscono i nostri due Paesi e i nostri popoli” e ha aggiunto: “Vorrei approfittare di questa occasione per congratularmi con il popolo iracheno per la sua fermezza, pazienza e determinazione nell’affrontare le avversità e il terrorismo”.

In merito alla lotta al terrorismo, Aoun ha riferito ai giornalisti che anche il Libano, come l’Iraq, ha sofferto a causa dei jihadisti, ma è riuscito ad allontanarli. In questo contesto, il presidente libanese ha esortato gli Stati arabi e la comunità internazionale a “uno sforzo congiunto nella lotta al terrorismo in un modo efficace e radicale, al fine di eliminarlo e porre fine ai fattori che favoriscono l’ideologia terroristica”.

L’8 dicembre 2017, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, aveva dichiarato la vittoria di Baghdad contro lo Stato Islamico, dopo circa tre anni di occupazione. Nonostante la sconfitta territoriale dell’organizzazione terroristica, nel Paese sarebbero ancora presenti alcune cellule dormienti. Per far fronte a tale minaccia, il 7 febbraio, le forze irachene, sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, avevano iniziato un’operazione contro i militanti dello Stato Islamico, che si erano rifugiati nella regione desertica situata nel nord-est del Paese. L’operazione era mirata a “distruggere le cellule dormienti” in una rotta utilizzata per il trasporto del petrolio, che collega il governatorato di Kirkuk all’Iran. Si tratta di un territorio montuoso, nel quale alcuni gruppi armati, tra i quali l’ISIS, si erano rifugiati per continuare le proprie attività.

Da parte sua, il 27 agosto 2017, l’esercito libanese aveva annunciato la fine dell’offensiva contro lo Stato Islamico e i gruppi terroristici rifugiati al confine con la Siria, nella parte nord-orientale del Paese. Si trattava della conclusione dell’operazione Fajr Al-Jaroud (alba di Al-Jaroud), iniziata il 19 agosto 2017, che era stata avviata dall’esercito libanese, in collaborazione con le milizie sciite di Hezbollah e le forze del regime siriano, per allontanare definitivamente i militanti dello Stato Islamico dall’area di Jaroud, al confine con la Siria. Precedentemente, il 2 agosto 2017, in seguito alla vittoria delle milizie libanesi nello scontro contro gli estremisti rifugiatisi nella zona di Al-Arsal, il Libano aveva iniziato le operazioni di rimpatrio di tutti i siriani presenti nel territorio, sia i profughi fuggiti dalla guerra in Siria sia i militanti dei gruppi islamisti. I civili sono stati portati a Idlib, nel nord della Siria, mentre i combattenti di Tahrir Al-Sham a Qalamun, a est di Damasco.

Nonostante la liberazione del territorio dalla presenza dei jihadisti, le autorità del Libano hanno riferito di aver sventato numerosi attentati terroristici dello Stato Islamico negli ultimi mesi. In questo contesto, mercoledì 21 febbraio, nella città di Tripoli, situata nel nord del Paese, l’Intelligence libanese ha arrestato un uomo, che si ritiene sia un funzionario finanziario dell’ISIS. Il terrorista sarebbe stato responsabile della raccolta di denaro per l’organizzazione nella città di Albu Kamal, situata nel governatorato di Deir Ezzor, in Siria, prima che venisse liberata, il 19 novembre 2017. Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza, l’uomo sarebbe saudita e sarebbe entrato in Libano passando un attraversamento di confine legale, utilizzando la carta d’identità del fratello. Al momento, non sarebbe ancora chiaro quando il terrorista sarebbe arrivato nel Paese e se stesse progettando di colpire il territorio nazionale libanese.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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