Ghouta: quarto giorno di bombardamenti

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 15:23 in Medio Oriente Siria

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Nel territorio del Ghouta orientale sono in corso bombardamenti da parte delle forze del governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, sostenute dagli alleati russi, da quattro giorni consecutivi. Al momento, bilancio delle vittime è di 274 morti, tra cui più di 60 bambini, e di centinaia di feriti, colpiti da almeno 170 raid aerei.

I bombardamenti si sono intensificati nella serata di domenica 18 febbraio e hanno colpito infrastrutture civili, tra le quali scuole e ospedali. Martedì 20 febbraio, due raid aerei hanno distrutto l’ospedale di Arbin, la settima struttura sanitaria a essere colpita in 48 ore. In merito all’escalation di violenza nel territorio, lunedì 19 febbraio, il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, aveva dichiarato: “Il governo sta bombardando il Ghouta orientale per aprire la strada a un’offensiva via terra”.

Mercoledì 21 febbraio, il Cremlino ha negato il coinvolgimento di Mosca negli attacchi aerei che stanno colpendo ininterrottamente la regione siriana. In questo contesto, il portavoce della Presidenza russa, Dmitry Peskov, ha dichiarato: “Sono accuse infondate. Non è chiaro su cosa si basino. Non sono stati forniti dati specifici. Non siamo d’accordo”. Le dichiarazioni del portavoce russo sono giunte in risposta alle accuse degli Stati Uniti che ritengono la Russia responsabile dei raid aerei. Il giorno precedente, martedì 21 febbraio, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, aveva espresso la “profonda preoccupazione” di Washington per l’escalation di violenza nel territorio siriano e aveva dichiarato: “L’assedio e le tattiche di affamare le persone utilizzate dal governo di Al-Assad sono … oltre al disastro umanitario”. In tale occasione la Nauert aveva esortato la Russia a smettere di sostenere il governo di Al-Assad.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, farebbe parte delle zone cuscinetto siriane stabilite dal quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. L’area si trova sotto assedio dal dicembre 2012. Negli ultimi mesi, le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più la morsa sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

La situazione nel territorio del Ghouta orientale continua a peggiorare. Già nel dicembre 2017, le organizzazioni umanitarie internazionali avevano riferito che le condizioni nell’area avevano raggiunto “un punto critico” per i civili, a causa della mancanza di cibo, carburante e medicine. Martedì 20 febbraio, il programma delle Nazioni Unite per la tutela dei bambini nei Paesi in via di sviluppo (UNICEF) ha espresso “indignazione” nei confronti dell’uccisione dei bambini in Siria, emanando una dichiarazione vuota, intitolata “The War ON Children in Syria. Reports of mass casualties among children in eastern Ghouta and Damascus”. Nella dichiarazione è presente una sola nota in calce con scritto “nessuna parola renderà loro giustizia”. Il comunicato è stato pubblicato dopo che un bombardamento delle forze del governo siriano ha ucciso 127 civili, tra cui 39 bambini, nel territorio del Ghouta orientale.

In merito alla questione si è espresso anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il quale, lunedì 19 febbraio, aveva affermato che la situazione dell’area sarebbe stata “esagerata dagli attori internazionali”. In tal senso, Lavrov aveva dichiarato: “Le Nazioni Unite continuano a sollevare l’argomento dei problemi umanitari nel Ghouta orientale e a Idlib”. Il ministro russo aveva aggiunto: “L’esperienza di Aleppo, dove era stato raggiunto un accordo con i militanti sul loro esodo organizzato, può essere utilizzata anche nel Ghouta orientale”. Secondo Lavrov, l’organizzazione di un’evacuazione su larga scala dei civili dal territorio aveva incontrato l’opposizione di Jabhat Al-Nusra, conosciuta anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, dal momento che il gruppo utilizzerebbe i civili come scudi umani e continuerebbe a colpire le strutture civili e i quartieri abitativi di Damasco.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

 

di Redazione

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