Abbas all’ONU: serve un nuovo processo di pace

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 10:31 in Israele Palestina

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Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha esortato le potenze mondiali a opporsi alla decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di avviare un nuovo processo di pace.

Martedì 20 febbraio, Abbas ha tenuto un discorso presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel quale ha esortato le potenze mondiali ad adottare un approccio comune nei confronti della questione palestinese, mirato a salvare la soluzione a due Stati, senza che il processo di pace sia un’esclusiva degli Stati Uniti. Si è trattato del primo discorso pronunciato dal presidente palestinese all’ONU dal 2009.

Le dichiarazioni di Abbas fanno riferimento alla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciata ufficialmente il 6 dicembre 2017, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l’ambasciata americana. In risposta alla mossa di Washington, il 14 gennaio, Abbas aveva affermato che non avrebbe accettato gli Stati Uniti come mediatori nei negoziati di pace tra Israele e il popolo palestinese e aveva chiesto che venisse avviato un processo di pace guidato dalla comunità internazionale.

Durante il discorso pronunciato di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il presidente ha chiesto che venga organizzata una conferenza di pace per il Medio Oriente entro la metà del 2018, con il compito di stabilire un meccanismo internazionale multilaterale che possa risolvere la questione palestinese. In tale occasione, Abbas ha altresì chiesto che la Palestina venga riconosciuta a pieno titolo come membro delle Nazioni Unite e che venga realizzata l’iniziativa di pace araba del 2002. Si tratta di un’iniziativa di pace globale per il conflitto arabo-israeliano, inizialmente proposta nel 2002 al vertice di Beirut della Lega Araba dall’allora principe ereditario saudita, poi re Abdullah, e ri-approvata al vertice di Riad nel 2007. L’iniziativa esortava alla normalizzazione delle relazioni tra i Paesi arabi e Israele, in cambio del ritiro di Israele dai territori occupati, inclusa Gerusalemme est. Il governo israeliano dell’allora primo ministro Ariel Sharon aveva rifiutato la proposta.

Oltre a ciò, il presidente dell’Autorità Palestinese ha chiesto di porre fine alle azioni unilaterali tra Israele e Palestina, con particolare riferimento alla questione degli insediamenti israeliani nei territori occupati, e il riconoscimento reciproco di Israele e Palestina.

Secondo l’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, in quanto massima autorità in merito alla pace e alla sicurezza internazionale, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe trovare un’iniziativa multilaterale, dalla quale gli Stati Uniti non dovrebbero essere estromessi. In tal senso, Mansour ha dichiarato che in questo nuovo approccio Washington “non sarà l’unico ad avere il controllo. Sarà sicuramente parte del processo comune” e ha aggiunto: “Il punto è che vogliamo un nuovo processo attivo”. In merito alla questione si è espresso anche il portavoce di Abbas, Nabil Abu Rudeina, il quale ha affermato che “è iniziata una nuova fase del conflitto”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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