Come si evita una guerra

Pubblicato il 20 febbraio 2018 alle 12:31 in Il commento

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Rai Uno

Americani ed europei hanno un’idea molto chiara dei propri interessi. Sulle questioni che reputano vitali, non permettono a nessun Paese di oltrepassare la cosiddetta “linea rossa”. L’Isis ha provato a modificare i confini del Medio Oriente, ma è stato ridotto a un cumulo di macerie nel volgere di tre anni. Il problema è che non sempre americani ed europei hanno un’idea precisa degli interessi vitali degli altri Stati. Talvolta perché non sono interessati a conoscerli; talaltra perché, immersi in se stessi, non sospettano nemmeno che possano averne. Uno dei tratti caratteristici dei gruppi umani è di osservare il mondo soltanto dal proprio punto di vista. Americani ed europei non fanno eccezione. Il risultato che scaturisce dall’abitudine a considerare la propria comunità politica come il centro di ogni riferimento è sempre lo stesso: la propensione allo scontro. Per acquisire una conoscenza più profonda dei problemi della politica internazionale, è utile assumere la prospettiva dell’altro o, per essere più precisi, delle elités politiche che governano gli Stati stranieri. Questo modo di guardare il mondo consentirà ad americani ed europei di fare alcune scoperte importanti. 

La prima è che la Turchia ha un interesse vitale a impedire che i curdi costruiscano uno Stato nel nord della Siria. Insistere su questa strada, come Trump sta facendo, significa andare incontro alla guerra, anzi, proseguirla, visto che è già scoppiata ad Afrin. Cosa ancor peggiore, significa alimentare una guerra sapendo che i rapporti di forza nel nord della Siria sono completamente sfavorevoli al blocco occidentale. Alla costruzione di uno Stato curdo (sotto il controllo americano) si oppone non soltanto la Turchia, ma anche Iran, Iraq, Siria e Russia. 

Assumendo la prospettiva dell’altro, americani ed europei faranno una seconda scoperta e cioè che la Russia ha un interesse vitale ad avere un governo amico nell’Ucraina dell’est. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Russia ha sempre avuto uno Stato cuscinetto tra sé e gli europei, da cui è stata invasa più volte, Hitler incluso. Per non parlare della Crimea, dove i russi hanno l’unica base navale in acque calde. Cercare di strappare l’Ucraina dell’est a Putin, fornendo armi all’esercito dell’Ucraina dell’ovest o accrescendo le truppe Nato, significa correre verso la guerra. Pensare di instaurare un governo alleato di Usa e Europa nell’Ucraina dell’est è come pensare di instaurare un governo controllato da Russia e Iran in Messico o in Canada ovvero al confine con gli Stati Uniti. 

La terza scoperta è che la Corea del Nord vuole la pace e non la guerra. Pur avendo costruito la bomba atomica, Kim Jong-un non intende utilizzarla. È tuttavia interesse vitale della Corea del Nord non subire un bombardamento americano perché il Paese non potrebbe reggere a una guerra convenzionale per mancanza di cibo e di benzina. Ne consegue che, se attaccato, Kim Jong-un sarebbe strategicamente costretto a lanciare la bomba atomica per arrestare la guerra sul nascere alla ricerca di un armistizio, anche perché un bombardamento americano rischierebbe di danneggiare i suoi missili balistici lasciandolo privo di difese. Kim Jong-un ha la bomba atomica e nient’altro. Una volta distrutti i mezzi per lanciarla, la bomba nordcoreana diventa un oggetto decorativo nelle mani di un esercito risibile.

Anche i russi compiono spesso lo stesso errore di americani ed europei.

Il tentativo dell’Iran di costruire una base militare in Siria, a due passi dal confine con Israele, equivale a una dichiarazione di guerra. Israele conduce continui bombardamenti in territorio siriano per contenere l’avanzata dell’Iran, che avviene con il beneplacito di Putin. È fin troppo noto che l’Iran arma e finanzia tutto ciò che è nemico di Israele, a cui non riconosce il diritto di esistere. Se Putin non interverrà per impedire all’Iran di puntare i missili contro Israele, correremo verso la guerra. È interesse vitale degli israeliani che l’Iran resti lontano dai suoi confini. Israele ha combattuto tante guerre e non ha paura di combatterne un’altra. Lo studio della politica internazionale ha senso se tutta la nostra conoscenza viene posta al servizio della pace. E allora sia chiaro che la pace è la capacità di far rispettare la propria linea rossa e di non violare quella altrui.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Articolo pubblicato nella rubrica Atlante che appare tutte le domeniche sul Messaggero, il cui direttore ha autorizzato la riproduzione.

 

di Alessandro Orsini

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