Etiopia – Egitto: colloqui sulla diga GERD in stallo per crisi politica etiope

Pubblicato il 20 febbraio 2018 alle 8:21 in Egitto Etiopia

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I colloqui per la risoluzione della disputa sul completamento della Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano, sono in una situazione di stallo a causa delle tensioni politiche in Etiopia.

Il 15 febbraio, il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, ha presentato le dimissioni dichiarando di voler cedere la guida del governo per poter avviare le riforme necessarie alla pace e alla democrazia. Hailemariam, salito al potere nell’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Il 16 febbraio, la coalizione di governo etiope ha accettato le dimissioni, stabilendo che, fino a quando non verrà nominato il sostituto, Hailemariam continuerà a svolgere le sue funzioni. Tuttavia, il 18 febbraio, in seguito ad una riunione di gabinetto che avrebbe dovuto decidere il successore del premier, il governo etiope ha annunciato lo stato di emergenza per i prossimi 6 mesi, nel tentativo di calmare i disordini politici. La decisione include il divieto di protesta e la diffusione di pubblicazioni che potrebbero “incitare alla discordia”. Inoltre, gli agenti delle forze dell’ordine avranno il potere di arrestare chiunque sia sospettato di violare l’ordine costituzionale e potranno perquisire abitazioni, macchine e individui senza necessità di un mandato. La mozione è stata inviata al Parlamento etiope, che ha 15 giorni di tempo per ratificarla.

Alla luce di tale situazione, gli ufficiali etiopi hanno chiesto all’Egitto di rinviare un meeting previsto nelle prossime settimane sulla questione della GERD. Il Ministero degli esteri Egiziano ha accettato la richiesta, riferendo di “comprendere le circostanze che hanno portato l’Etiopia a posticipare l’incontro”. Il portavoce Ahmed Abu Zeid ha riferito alla stampa che “il rinvio del meeting è anche un interesse dell’Egitto”.

Il progetto della diga era stato avviato nel 2011 dall’Etiopia, uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area. La situazione è complicata dal fatto che i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti al 1929 e al 1959, i quali attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi. Sulla base di tale convinzione, il 4 gennaio, il governo sudanese ha ritirato i propri ambasciatori in Egitto per effettuare consultazioni in merito alla questione. Per cercare di sedare le tensioni, il 16 gennaio, al-Sisi ha dichiarato in diretta nazionale di non avere intenzione di iniziare una guerra con l’Etiopia e il Sudan. Il giorno seguente, il premier etiope si è recato in visita ufficiale al Cairo, per chiarirsi con al-Sisi, in merito alla disputa sul completamento della GERD.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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