Siria: Hezbollah e le forze di Al-Assad si preparano al conflitto tra Iran e Israele

Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 15:27 in Israele Siria

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Le forze fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e le milizie di Hezbollah, alleate del governo, hanno iniziato a prepararsi militarmente nel governatorato di Quneitra, situato nel sud-ovest della Siria, al confine con il Golan occupato, temendo che il territorio possa trasformarsi nell’arena della guerra tra Israele e Iran.

Secondo gli attivisti presenti nella zona, lunedì 19 febbraio, le forze di Al-Assad e i combattenti di Hezbollah sarebbero in uno stato di allerta e sarebbero stati stanziati nel territorio di Quneitra, con il compito di monitorare l’area situata a 20 km dal confine con le alture del Golan occupato.

Stando a quanto riferito dal quotidiano Al-Arabiya, potrebbero verificarsi quattro diversi scenari. Nel primo scenario, che sarebbe il più probabile, il governo e l’opposizione siriana cercheranno di raggiungere un accordo di riconciliazione, secondo il quale i ribelli rimarrebbero nel territorio per impedire all’Iran e a Hezbollah di avvicinarsi ai confini. Il secondo scenario prevedrebbe la creazione di una zona cuscinetto nel sud della Siria, nella quale il compito di monitorare il rispetto del cessate il fuoco verrebbe attribuito a una terza parte. Il terzo scenario che potrebbe verificarsi nel territorio di Quneitra, sarebbe la gestione dell’intera area da parte delle forze di Al-Assad, con la Russia che svolgerebbe il compito di garante del cessate il fuoco. Il quarto e ultimo scenario consisterebbe nello scontro diretto tra Israele e Iran.

Il governatorato di Quneitra fa parte delle quattro aree inserite all’interno delle zone cuscinetto siriane, secondo quanto stabilito nella quarta sessione dei negoziati di Astana, che si era tenuta il 3 maggio 2017. Inoltre, il 9 luglio 2017, Stati Uniti e Russia avevano imposto un cessate il fuoco nelle province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda.

Negli ultimi mesi, gli scontri tra l’esercito israeliano e le forze del regime siriano sono aumentati nelle zone di confine tra la Siria e i territori del Golan occupato, a tal punto che, il 27 giugno 2017, l’esercito israeliano aveva dichiarato la zona di Quneitra “area militare chiusa”, vietandone l’accesso ai cittadini israeliani. La decisione di Israele era giunta dopo il perpetuarsi degli scontri nell’area, soprattutto tra le forze regime di Bashar Al-Assad e le forze di opposizione, organizzate nell’esercito siriano libero. A causa delle continue battaglie, l’esercito israeliano aveva più volte effettuato incursioni sulle posizioni dell’esercito siriano nel Golan occupato. Sarebbe il timore per l’eventuale presenza sciita in quella zona, appoggiata dall’Iran, a spingere Israele verso il supporto dei ribelli siriani.

L’11 febbraio, Israele aveva potenziato il sistema di difesa aereo nel territorio settentrionale, al confine con la Siria, dopo gli scontri degli ultimi giorni e la perdita di un jet F-16. Il potenziamento dei confini israeliani sarebbe giunto in risposta agli scontri che si erano verificati il giorno precedente con Damasco. Sabato 10 febbraio, Israele aveva lanciato un attacco aereo in Siria, dopo aver intercettato un drone iraniano, che sarebbe partito dalla base aerea T4, situata nel governatorato di Homs, e avrebbe attraversato il territorio della Giordania, prima di arrivare in Israele. Le forze israeliane avrebbero abbattuto il velivolo dopo che questo aveva volato per circa un minuto e mezzo sul territorio della Valle del Giordano. In risposta all’infiltrazione del drone, otto jet da combattimento israeliani si erano diretti nel territorio siriano per distruggere le postazioni dalle quali erano partiti i droni. Da parte sua, Damasco aveva immediatamente contrattaccato Israele, riuscendo ad abbattere un jet F-16 israeliano.

Le relazioni tra Iran e Israele sono diventate ancora più tese negli ultimi giorni. In occasione della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, che si è tenuta nella città tedesca dal 16 al 18 febbraio, le due parti hanno ingaggiato una guerra di parole. In questo senso, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva accusato Teheran di costituire la più grande minaccia a livello globale e aveva dichiarato che, se necessario, Israele avrebbe attaccato il Paese, affermando: “Se necessario, agiremo non soltanto contro gli alleati dell’Iran, ma anche contro l’Iran stesso”. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva dichiarato: “Se proveranno a mettere in pratica questa minaccia, vedranno la risposta”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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