Al-Assad: l’esercito entrerà ad Afrin nelle prossime ore

Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 13:33 in Medio Oriente Siria

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Le forze fedeli al governo siriano del presidente Bashar Al-Assad entreranno nel distretto di Afrin “nelle prossime ore”, per sostenere i curdi contro le truppe turche, secondo quanto riferito da fonti del governo.

Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA, lunedì 19 febbraio, “le forze governative arriveranno ad Afrin tra poche ore per sostenere la lotta del proprio popolo contro l’attacco del governo turco lanciato nel territorio dal 20 gennaio. L’arrivo delle forze del governo rafforzerà la resistenza e la resilienza dei locali contro l’aggressione turca che colpisce le infrastrutture, le proprietà private e pubbliche e le strutture economiche e dei servizi. Il governo turco sta conducendo un’aggressione barbara su Afrin da quasi un mese, utilizzando diversi tipi di armi e missili, incluso il gas cloro, proibito a livello internazionale, uccidendo e ferendo centinaia di civili e distruggendo le infrastrutture e le proprietà”.

Da parte sua, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha risposto alla notizia dell’accordo tra i curdi e le forze di Bashar Al-Assad, affermando che le forze turche risponderanno, se le truppe governative entreranno nel distretto di Afrin, dove la Turchia sta conducendo un’operazione militare. In questo senso, il ministro ha dichiarato: “Non c’è nessun problema se le forze siriane entreranno ad Afrin per liberarsi delle People’s Protection Units (YPG) o del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Ma se entreranno ad Afrin per proteggere le People’s Protection Units (YPG), allora nessuno potrà fermare le forze turche”.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo” contro il distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. La campagna militare turca mira a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare, all’interno del territorio siriano, una “zona sicura” di 30 km. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF).

Il presidente siriano, Bashar Al-Assad, aveva già condannato l’offensiva di Ankara contro i curdi nel distretto di Afrin il giorno successivo all’inizio della campagna turca, il 21 gennaio. In occasione di un incontro con il presidente del Consiglio strategico iraniano sulle relazioni esterne dell’Iran, Kamal Kharazi, Al-Assad aveva definito l’operazione militare della Turchia nel distretto di Afrin “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”.

L’arrivo delle truppe governative all’interno del distretto di Afrin fa parte dell’accordo, stipulato tra i curdi e il governo di Damasco domenica 18 febbraio, secondo il quale alcune truppe dell’esercito sarebbero state dispiegate lungo i confini e avrebbero ottenuto il permesso di entrare nella regione di Afrin nei successivi due giorni. In questo contesto, il consigliere presso l’amministrazione a guida curda nella Siria settentrionale, Badran Jia Kurf, aveva sottolineato che l’accordo sarebbe inteso in senso puramente militare e non prevedrebbe cambiamenti a livello politico.

Le relazioni tra i curdi siriani e il governo di Damasco sono tese dal momento che Bashar Al-Assad mira a riunire tutto il Paese sotto il proprio controllo, mentre, da parte loro, i curdi desiderano ottenere maggiore autonomia nel proprio territorio, situato nel nord della Siria, all’interno di un governo decentralizzato.  Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente nel territorio siriano settentrionale un sistema federale curdo, mai riconosciuto dal presidente siriano, che lo aveva definito “privo di basi legali”.

Il 18 dicembre, i curdi e Al-Assad si erano accusati reciprocamente. Il presidente siriano aveva definito i combattenti curdi “traditori”, infervorando la retorica contro le forze curde che controllano più di un quarto del territorio siriano. Per tutta risposta, un leader del Movimento della società democratica curdo, Aldar Khalil, aveva affermato che le parole di Al-Assad avrebbero costituito una “dichiarazione di guerra” e avrebbero supportato “la posizione della Turchia”, che teme la formazione di uno stato curdo in Siria e in Iraq perché ciò potrebbe galvanizzare i curdi presenti nel proprio territorio.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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