Siria: accordo tra curdi e governo per ricevere rinforzi ad Afrin

Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 21:14 in Medio Oriente Siria

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Le forze curde siriane e il governo di Damasco hanno raggiunto un accordo per far entrare l’esercito siriano ad Afrin e aiutare le truppe locali a respingere l’offensiva turca.

Domenica 18 febbraio, Badran Jia Kurd, consigliere presso l’amministrazione a guida curda nella Siria settentrionale, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che alcune truppe dell’esercito verranno dispiegate lungo i confini e avranno il permesso di entrare nella regione di Afrin nei prossimi due giorni. Jia Kurf ha sottolineato che l’accordo raggiunto con Damasco è inteso in senso puramente militare, e che allo stato attuale non sono stati effettuati cambiamenti a livello politico. A suo dire, quando si tratta di problemi politici e amministrativi inerenti alla regione, tali tematiche dovranno essere concertate con il governo del Paese in fasi successive e attraverso negoziati e discussioni. Il consigliere curdo ha altresì aggiunto che vi è stata una certa opposizione, all’interno dei curdi siriani, al patto recentemente stipulato, e che ciò rischia di mettere in pericolo l’operatività del patto stesso. Infatti, Jia Kurd ha affermato: “non sappiamo in quale misura questi accordi potranno durare poiché ci sono fazioni che non sono soddisfatte dell’accordo e vogliono vederlo fallire”.

La relazione tra il governo di Damasco e i curdi siriani sarà un elemento chiave nella futura determinazione del corso degli eventi e del conflitto, in quanto ambo le parti detengono la più ampia porzione di territori del Paese. Infatti, durante gli anni della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011, i curdi sono diventati uno dei maggiori protagonisti del conflitto.  L’accordo tra le due parti mette in luce una situazione sempre più complessa nel nord della Siria, dove sono attualmente in campo gruppi di curdi siriani, forze governative nazionali, gruppi di ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, l’esercito turco schierato contro i curdi siriani, le truppe russe alleate al governo di Assad, e le truppe statunitensi impegnate a sconfiggere le ultime cellule dell’ISIS, in un delicato equilibrio di alleanze e rivalità.

Domenica 21 gennaio scorso, la Turchia ha lanciato un’offensiva via cielo e via terra nel distretto siriano di Afrin per combattere contro i militanti curdi che popolano la regione indipendente della Siria del nord, aprendo di fatto un nuovo fronte nella guerra siriana.

Le People’s Protection Units (YPG) sono le milizie curde, e sono considerate dalla Turchia parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione proscritta come terroristica dal governo di Ankara. Le YPG hanno ricevuto armamenti dagli Stati Uniti, hanno strappato porzioni della Siria settentrionale allo Stato Islamico durante il conflitto, e hanno una visione della Siria futura differente da quella del governo centrale. Sebbene gli Stati Uniti stiano garantendo una solida presenza militare in un’ampia regione siriana, e le truppe delle People’s Protection Units e i loro alleati controllino i territori più a est, le forze nordamericane non hanno fornito alcun sostegno alle YPG che si trovano ad Afrin.

Il governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, ha avuto una relazione complessa con le People’s Protection Units curde durante il conflitto. Entrambe le fazioni hanno infatti cercato di evitare episodi di scontro diretto, suggerendo la stipula di un trattato a lungo termine. Tuttavia, alcuni scontri si sono verificati, e le differenti prospettive che le due parti nutrono per il futuro del Paese collidono, in quanto Assad ha espresso la volontà di riprendere il controllo dell’intera nazione, progetto sgradito ai curdi siriani.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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