Siria: sospetto attacco con armi chimiche dell’esercito turco

Pubblicato il 17 febbraio 2018 alle 16:49 in Siria Turchia

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I curdi siriani e un gruppo di monitoraggio sospettano che l’esercito turco abbia effettuato un attacco con armi chimiche nella regione di Afrin.

Venerdì 6 febbraio, 6 civili sono stati ricoverati in ospedale con sintomi di insufficienza respiratoria, vomito e rash cutanei. Il portavoce della milizia curda nella regione, Birusk Hasaka, ha spiegato che i bombardamenti turchi hanno colpito Aranda, un villaggio nel nord-ovest di Afrin, nei pressi del confine con la Turchia. Secondo Hasaka, questo attacco ha causato problemi respiratori e altri sintomi riconducibili ad un attacco con gas in 6 persone. L’Osservatorio siriano per i diritti umani e l’agenzia di stampa siriana SANA hanno spiegato che fonti dell’ospedale hanno confermato quanto riportato da Hasaka. Tuttavia, secondo quanto riportato da Al-Arabiya in lingua inglese, non è stato possibile confermare in modo indipendente le accuse contro Ankara. 

La Turchia, che in precedenza aveva già negato ogni accusa di aver colpito i civili durante le sue operazioni ad Afrin, ha rilasciato una dichiarazione, sabato 17 febbraio, sottolineando che il suo esercito non utilizza munizioni bandite a livello internazionale, aggiungendo che le forze armate turche non posseggono tale tipo di armamento nell’inventario. L’esercito ha altresì spiegato l’importanza di non danneggiare i civili e l’importanza di dirigere gli attacchi solamente verso i terroristi e le loro postazioni ad Afrin.

Dal 20 gennaio, il governo di Ankara aveva dato il via alla campagna “Ramo d’Olivo”, con l’obiettivo di liberare la zona di frontiera da quella che il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, aveva definito “una minaccia alla sicurezza internazionale”. Il 3 febbraio, il leader di Ankara aveva dichiarato che l’operazione in territorio siriano stava per terminare, tuttavia la campagna sta proseguendo.

Il 6 febbraio, Svezia e Kuwait avevano proposto una tregua in Siria della durata di un mese, per consentire l’accesso agli aiuti umanitari nell’area, ma non è chiaro quando e se la mozione verrà sottoposta al voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite .

L’Unione Europea ha proposto di finanziare la ricostruzione del Paese come incentivo per convincere il presidente siriano, Bashar al-Assad, a partecipare alle trattative di pace sponsorizzate dall’Onu, a patto che il conflitto cessi. Il blocco europeo ha intenzione di fare leva sul suo ruolo di maggiore donatore di aiuti nel Paese mediorientale per far ripartire i negoziati delle Nazioni Unite, al momento in battuta d’arresto a causa dell’impossibilità di far sedere allo stesso tavolo delle trattative la parte di al-Assad e l’opposizione. Il processo di pace siriano procede a rilento poiché il regime e l’opposizione non riescono a trovare un compromesso. Anche Iran, Turchia e Russia, coinvolti nel conflitto, stanno tentando di trovare una soluzione politica alla guerra. Il 30 gennaio, infatti, si era conclusa la prima sessione del Congresso per il Dialogo nazionale siriano, nella città russa di Sochi. Alla conferenza, la parte curda non aveva partecipato. Nonostante questa ricerca di una soluzione, Ankara, Teheran e Mosca continuano le loro azioni militari in Siria. La Turchia ospiterà il prossimo vertice sulla Siria, durante il quale si cercherà ulteriormente di risolvere la situazione nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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