Rep. dem. del Congo: 6 soldati uccisi in scontri con esercito ruandese

Pubblicato il 17 febbraio 2018 alle 11:25 in Rep. Dem. del Congo Ruanda

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Sei soldati congolesi sono morti in uno scontro con le forze ruandesi, innescando nuove tensioni tra i due Paesi africani confinanti.

Nella giornata di venerdì 16 febbraio, il generale Bruno Mandevu, un comandante operativo nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo, ha reso noto che sei soldati congolesi sono morti nello scontro e altri sei sono stati feriti, due di loro in modo grave. Durante una conferenza stampa, Mandevu ha riferito che inizialmente, lui e il suo distaccamento erano convinti che le forze che li stavano attaccando fossero un gruppo armato chiamato M23. Il generale ha poi aggiunto che grazie agli strumenti tecnologici di cui Mandevu e le sue truppe disponevano, in particolare al servizio di GPS, sono riusciti a trovare il luogo da cui proveniva l’attacco nemico e a mettere in fuga le cellule dell’esercito ruandese verso i confini con il loro Paese. Mandevu ha spiegato che gli scontri sono iniziati intorno alle 8 del mattino di martedì 13 febbraio, all’interno del parco nazionale congolese Virunga, e si sono esauriti circa sei ore dopo, in seguito alla dichiarazione di un cessate-il-fuoco proveniente da ambo gli eserciti dei due Stati. Il portavoce dell’esercito del Ruanda non ha ancora rilasciato commenti in merito, e non si dispone ancora del bilancio di eventuali vittime e feriti nello scontro per quanto riguarda la parte ruandese. Tuttavia, il giorno successivo agli scontri, mercoledì 14 febbraio, l’esercito ruandese ha inviato una comunicazione alla Conferenza internazionale per la Regione dei grandi laghi (ICGLR), rendendo noto che alcune truppe congolesi avrebbero violato il confine territoriale con il Ruanda e, immediatamente dopo, attaccato le posizioni difensive dell’esercito ruandese.

Per dirimere la controversia, infatti, è stato chiesto l’intervento ufficiale della Conferenza internazionale per la Regione dei grandi laghi, di cui alcuni rappresentanti hanno visitato il luogo dove sono avvenuti i combattimenti. In particolare, i due Paesi si trovano in disaccordo sul definire quale gruppo abbia varcato il confine tra Ruanda e Repubblica democratica del Congo, che non è contrassegnato in modo chiaro e univoco, e su quale terreno si sia svolto lo scontro, se in territorio congolese o in zona ruandese. Entrambi si accusano a vicenda di aver valicato la frontiera e attaccato il proprio esercito nazionale.

M23 è il nome di uno dei gruppi armati costituiti da ribelli congolesi che, secondo le Nazioni Unite, ha goduto dell’appoggio del governo ruandese immediatamente dopo alle due principali guerre che si sono combattute nella Repubblica democratica del Congo, dal 1996 al 2003, nelle quali alcune truppe ruandesi invasero la regione congolese. Il gruppo M23 è stato sconfitto nel 2013 dalle truppe regolari della Repubblica democratica del Congo grazie agli sforzi congiunti con i peacekeepers dell’Onu, e successivamente a tale evento centinaia di combattenti appartenenti al movimento ribelle hanno lasciato il Paese alla volta dello Stato confinante, il Ruanda. Il governo di quest’ultimo ha sempre respinto ogni accusa in relazione al suo supporto di tali ribelli.

Sono più di 22.000 i cittadini della Repubblica Democratica del Congo fuggiti in Uganda nel corso della settimana passata, a causa dell’aumento delle violenze nel nord-est del Paese. Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR) complessivamente, dall’inizio del 2018 a oggi, 34.000 congolesi hanno abbandonato le proprie case per trovare rifugio nel territorio ugandese e, secondo quanto riferito dal portavoce della UNHCR, circa 3.000 persone lasciano tale area ogni giorno.

Attacchi e scontri tra ribelli e forze governative sono infatti in aumento sul territorio della Repubblica democratica del Congo, e in particolare nella zona di confine orientale. Oltre 4,4 milioni di persone si sono messe in fuga verso l’Africa centrale per via della crescente eruzione di violenze, la quale è stata aggravata dalla crisi politica, a sua volta innescata dal rifiuto del presidente, Joseph Kabila, di dimettersi al termine del suo mandato nel 2016.

La Conferenza Internazionale per la regione dei grandi laghi (ICGLR) è stata creata in seguito ai numerosi conflitti politici che hanno infiammato il territorio, tra cui in primis il genocidio ruandese del 1994, il quale provocò oltre 80mila vittime e aggravò l’instabilità politica della repubblica democratica del Congo. Lo scopo della ICGLR è dirimere le controversie e i conflitti che avvengono sul territorio, promuovendo la pace e lo sviluppo sostenibile della regione dei grandi laghi. La Conferenza costa di 12 Stati membri, ossia Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Uganda, Ruanda, Repubblica del Sudan del Sud, Sudan Tanzania e Zambia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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