Giappone: 19.628 richiedenti asilo nel 2017, accettati solo 20

Pubblicato il 17 febbraio 2018 alle 15:25 in Giappone Immigrazione

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Il Ministero della Giustizia giapponese ha rilasciato un resoconto preliminare che mostra un aumento dell’80% dei richiedenti asilo nel 2017.

L’anno passato, Tokyo ha raggiunto il numero record di 19.628 richieste, un aumento drastico rispetto alle 10.901 domande del 2016. Si tratta del numero più alto dal 1982. Dei richiedenti del 2017, più dell’80% proviene dall’Asia e dai territori dell’Oceano Pacifico, mentre solamente l’1% da zone di conflitto in Medio Oriente e in Africa. La maggioranza è costituita dai filippini, con 4895 richieste, seguiti dai vietnamiti, con 3116 domande, lo Sri Lanka, con 2226 richiedenti asilo e l’Indonesia, con 2038 persone.

Tuttavia, il Giappone non ha accettato nessuno proveniente dai 10 Paesi con il più grande numero di istanze. Soltanto 20 persone hanno ricevuto il diritto d’asilo, tra i quali 5 egiziani, 5 siriani e 2 iracheni. Inoltre, 45 richiedenti hanno ottenuto la residenza temporanea nel Paese, in base a considerazioni umanitarie.

Per la seconda volta consecutiva, nel 2017, il Giappone ha ricevuto più di 10 mila richieste d’asilo. Il grande flusso di domande aveva portato a un rallentamento del processo, riconoscendo solamente a 10 persone lo status di rifugiati, tra gennaio e settembre dell’anno passato. Alla fine del 2017, il governo di Tokyo aveva ancora 18.000 richieste da esaminare.

Il Giappone ha una politica rigorosa per quanto riguarda l’immigrazione, con una percentuale di rifiuto del 99%, che ha sollevato numerose critiche da parte della comunità internazionale. Saburo Takizawa, il direttore dell’Associazione del Giappone per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha criticato il Paese per il suo sistema “a porte chiuse”, che svolge un lavoro insensato, in quanto salverebbe pochissime persone.

I legislatori giapponesi, invece, la pensano diversamente, e stanno sviluppando una politica ancora più severa e restrittiva per il processo di ammissione di rifugiati nello Stato. Verso la fine del 2017, inoltre, il governo di Tokyo aveva introdotto un piano per individuare i falsi rifugiati, ossia quei migranti economici in fuga da Paesi impoveriti. Il Ministero della Giustizia giapponese aveva dichiarato che il 30% dei richiedenti asilo fuggivano dai loro Paesi a causa di debiti personali, e non a causa di persecuzioni. Il governo ha come obiettivo quello di smantellare un sistema che permette l’immigrazione clandestina, e in particolare vuole evitare che i richiedenti asilo rifacciano domanda come strategia di stallo per continuare a lavorare. Infatti, molte persone, mentre le loro chieste venivano esaminate, coglievano l’occasione per trovare un impiego e rimanere così nel Paese. Per questo motivo, a metà gennaio 2018, il governo giapponese ha deciso di limitare il diritto al lavoro solamente a coloro che venivano considerati rifugiati “bona fide”, in buona fede. Da quando è stata implementata questa decisione, la media giornaliera di richiedenti asilo nella seconda metà di gennaio è diminuita del 50% rispetto al mese di dicembre.

Secondo fonti del Ministero della Giustizia, il gran numero di migranti non aventi diritto ostacolerebbe gli sforzi per proteggere coloro che hanno davvero bisogno di ottenere il permesso.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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