UN Refugee Agency: evacuati 1.084 migranti dalla Libia da novembre 2017

Pubblicato il 16 febbraio 2018 alle 11:33 in Immigrazione Libia

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La UN Refugee Agency (UNHCR) ha reso noto che, dal novembre 2017 a oggi, sono stati evacuati 1.084 migranti dalla Libia. Attualmente, l’agenzia dell’Onu sta lavorando per individuare una soluzione duratura in Paesi terzi. L’inviato speciale dell’UNHCR per il mediterraneo Centrale, Vincent Cochetel, ha reso noto che, entro la fine dell’anno, dovrebbero essere evacuati dal Paese nordafricano almeno altri 1000 stranieri. Intanto, martedì 13 febbraio, un volo con a bordo 128 rifugiati partito da Tripoli è atterrato in Niger, a Niamey, mentre mercoledì 14 febbraio, altri 150 migranti sono giunti in Italia dalla Libia. Secondo quanto riportato dal Ministero dell’Interno, si è trattato di 73 uomini, 59 donne e 18 minorenni di nazionalità eritrea, somala, etiope e sud sudanese, i quali sono giunti legalmente sulle coste italiane grazie all’apertura del corridoio umanitario in cooperazione tra i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, alla Conferenza episcopale italiana (Cei) tramite la Caritas e l’Alto Commissariato per i rifugiati. Tale progetto è stato inaugurato dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, tra il 22 e il 23 dicembre 2017, in occasione dell’arrivo di 162 rifugiati provenienti dai territori libici. Con il secondo arrivo del 14 febbraio, ammontano a 312 il numero di rifugiati porati in Italia legalmente dalla Libia. Occorre ricordare che Roma, il 12 gennaio 2017, aveva aperto un altro corridoio umanitario con l’Etiopia per favorire l’arrivo degli stranieri nel Paese in modo legale e in condizioni di sicurezza degli individui bisognosi di protezione internazionale.

Le procedure di rimpatrio e di ricollocamento dei migranti presenti in Libia sono state avviate in seguito al summit dell’Unione Europea e dell’Unione Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, tenutosi il 29 e il 30 novembre. Da allora, alcuni Paesi si sono mossi per velocizzare le procedure di rimpatrio. Tra questi, la Nigeria, il 29 novembre 2017, ha annunciato di aver avviato il rimpatrio dei propri cittadini presenti in Libia a casa. Il 6 dicembre scorso, il Marocco ha annunciato che avrebbe messo a disposizione alcuni aerei per effettuare il rimpatrio nei Paesi africani di 3,800 migranti. L’8 dicembre, il governo dell’Etiopia ha annunciato di aver avviato le procedure di rimpatrio per i migranti etiopi che si trovano nei centri di detenzione libici, l’8 dicembre 2017. Infine, il 28 gennaio, in occasione del 30esimo summit dell’Unione Africana tenutosi ad Addis Abeba, i leader africani hanno reso noto che erano stati rimpatriati dalla Libia più di 13.000 migranti.

La situazione in Libia è degenerata in seguito al rovesciamento del regime del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre 2011. Da allora, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica e, ancora oggi, è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Onu; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Secondo le registrazioni effettuare dall’IOM, sono più di 400.000 i migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, anche se è stato stimato che siano complessivamente 700.000. In tali luoghi, gli individui sono costretti a vivere in condizioni precarie, senza abbastanza cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Molti centri sono talmente affollati che i migranti non hanno spazio nemmeno per sdraiarsi. Inoltre, sono sistematicamente sottoporti a torture e abusi, che non vengono risparmiati nemmeno alle donne e ai minori.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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