Turchia: torri di controllo nel mar Egeo

Pubblicato il 16 febbraio 2018 alle 12:22 in Grecia Turchia

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Ankara ha iniziato a costruire una torre di controllo e un molo sull’isola Cavus Adasi, situata nel mar Egeo, a un miglio di distanza dalle isole Kardak, conteste tra la Turchia e la Grecia. Nella torre di controllo verranno posizionate anche telecamere termiche per aiutare la Guardia Costiera turca nel monitorare l’area e nel prevenire l’immigrazione irregolare e le violazioni territoriali nel territorio marittimo conteso.

Secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News, i lavori di costruzione sarebbero iniziati giovedì 15 febbraio e dovrebbero essere completati entro tre settimane. Stando a quanto affermato dal governo turco, si tratterebbe di un progetto che era stato pianificato due anni fa, ma che avrebbe ricevuto tutte le approvazioni necessarie soltanto recentemente.

Le operazioni di Ankara si starebbero svolgendo sotto l’occhio vigile della Grecia, che avrebbe mandato due motovedette della Marina nei pressi del molo dell’isola di Kalymnos, situata vicino a Cavus, per monitorare la situazione.

Negli ultimi giorni le relazioni tra Grecia e Turchia sono state tese in merito ai diritti sovrani di alcune aree del mar Egeo, tra queste vi sono le isole Kardak. In merito alla sovranità delle isole, in particolare, è in corso una disputa che, nel 1996, aveva portato la Grecia e la Turchia sull’orlo di una guerra civile. Il 25 dicembre 1995, in seguito al naufragio di una nave turca nelle isole, Atene aveva affermato che l’incidente si sarebbe verificato nelle sue acque territoriali. Ankara aveva immediatamente respinto le affermazioni della Grecia, sostenendo che le isole Kardak sarebbero appartenute alla Turchia.

La questione della divisione delle acque territoriali continua a essere problematica per i due Stati e le tensioni si sono acuite, in particolare, in seguito alla scoperta dell’esistenza di giacimenti di gas maturale nel territorio marittimo conteso. Al momento, la Turchia sostiene che entrambi i Paesi possiedano un’area dell’ampiezza di 6 miglia nautiche internazionali, mentre, da parte sua, la Grecia vorrebbe ampliare il territorio sotto il suo controllo fino a 12 miglia nautiche internazionali. Nel 1995, la Turchia aveva affermato che, se Atene fosse riuscita nel suo intento, Ankara avrebbe considerato tale azione il casus belli.

In questo contesto, sabato 10 febbraio, una nave della Marina militare turca aveva bloccato un’imbarcazione della compagnia petrolifera italiana ENI, mentre si dirigeva verso Cipro per avviare attività di ricerca di giacimenti di gas naturale. Due giorni dopo, nella mattinata di lunedì 12 febbraio, un’imbarcazione della Guardia Costiera turca si era scontrata con una nave della Guardia Costiera greca a largo delle isole Kardak.

Mercoledì 14 febbraio, in occasione di un colloquio telefonico tra il primo ministro turco, Binali Yildrim, e l’omologo greco, Alexis Tsipras, Ankara aveva sottolineato che le due parti avrebbero dovuto evitare le tensioni e che il mar Egeo dovrebbe essere utilizzato in modo efficace per il bene di entrambi i Paesi.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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