Talebani: vogliamo la fine della guerra attraverso il dialogo pacifico

Pubblicato il 16 febbraio 2018 alle 6:01 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I talebani hanno dichiarato di voler porre fine alla guerra in Afghanistan attraverso il dialogo con le autorità di Kabul. I militanti hanno tuttavia precisato che ciò non deve essere interpretato come un segno di debolezza, e che gli scontri con le forze straniere andranno avanti.

Secondo quanto riportato da Reuters, la strategia più aggressiva adottata dal presidente americano, Donald Trump, nel Paese asiatico ha portato alla liberazione di diverse zone, tra cui due province della capitale, nonostante i talebani controllino ancora la maggior parte delle campagne. In seguito agli ultimi attentati che hanno colpito la capitale afghana, Kabul, rispettivamente il 27 e il 29 gennaio, che hanno causato complessivamente la morte di più di 100 persone, Trump ha annunciato che Washington non avrebbe accettato di negoziare con i talebani. Tale decisione è stata definita non saggia dall’ex ambasciatore dei talebani in Pakistan, Mullah Abdul Samal Zaeef, secondo cui, così facendo, la strategia americana si rivelerà un fallimento. L’unico modo per risolvere il conflitto, ha spiegato Zaeef, è quello di intrattenere negoziati con i militanti.

“Noi preferiamo risolvere il conflitto attraverso il dialogo pacifico, ma gli americani devono concludere la loro occupazione ed accettare che formiamo un governo”, hanno dichiarato i talebani, i quali, nel comunicato, non hanno fatto alcun riferimento agli ultimi attentati rivendicati che hanno colpito la capitale alla fine di gennaio. Ad avviso di un ufficiale della NATO, le recenti offensive dimostrano che i talebani non sono ancora pronti a iniziare negoziati di pace. “Il loro comunicato da solo non è sufficiente a dimostrare la loro volontà di dialogare”, ha affermato il capitano Tom Gresback.

Le truppe italiane in Afghanistan stanno contribuendo alla riconciliazione tra i talebani ed il governo centrale afghano nella provincia di Herat, nell’ovest del Paese. Secondo quanto riportato da un comunicato del Ministero della Difesa, la scorsa settimana, 5 combattenti hanno aderito al programma per la pacificazione con le istituzioni governative di Kabul, consegnando formalmente le proprie armi e le proprie munizioni alle forze di sicurezza. Complessivamente, dal dicembre 2017 a oggi, sono stati 20 i combattenti che hanno deciso di aderire alla riconciliazione con le autorità afghane, grazie alle operazioni portate avanti dal Train Advise Assist Command West (TAAC W), il comando NATO multinazionale delle interforze guidato dalla Brigata italiana Sassari, attivo nella regione occidentale dell’Afghanistan. L’Italia partecipa alla missione della NATO in Afghanistan Resolute Support, iniziata dal primo gennaio 2015, in seguito alla conclusione della precedente missione ISAF, avvenuta il 31 dicembre 2014. Per il 2018, secondo quanto approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 17 gennaio, le truppe italiane continueranno a essere presenti nel Paese asiatico con 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, per effettuare attività di formazione, consulenza e assistenza alle forze di difesa e di sicurezza afghane e alle istituzioni governative.

Intanto, nella provincia di Faryab, la polizia afghana ha reso noto che almeno 1.000 combattenti talebani hanno cercato di prendere il controllo di 7 postazioni della polizia nel distretto di Qaisar, uccidendo almeno 4 agenti. In seguito all’assalto, le forze di sicurezza locali hanno messo l’area in sicurezza, costringendo i talebani alla ritirata. Complessivamente, sono morti 13 militanti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.