Turchia: tensioni alla vigilia della visita di Tillerson

Pubblicato il 15 febbraio 2018 alle 16:28 in Turchia USA e Canada

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Il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha chiesto agli Stati Uniti di smettere di sostenere le People’s Protection Units (YPG), in occasione dell’incontro con l’omologo americano, Jim Mattis.

Le dichiarazioni di Canikli sono giunte giovedì 15 febbraio, il giorno successivo all’incontro con l’omologo americano, che si era svolto a margine del summit ministeriale della NATO, tenutosi a Bruxelles mercoledì 14 febbraio.

Da parte sua, in un comunicato ufficiale, emanato dal Pentagono giovedì 15 febbraio, Mattis ha esortato la Turchia a rimanere concentrata sulla lotta contro i militanti dello Stato Islamico in Siria. Secondo quanto si legge nel documento, il ministro della Difesa americano avrebbe “chiesto un rinnovato focus sulla campagna per sconfiggere l’ISIS e per prevenire la possibilità che l’organizzazione terroristica rinasca in Siria”. Le due parti avrebbero altresì deciso di continuare le attività di difesa bilaterali e di cercare ulteriori modi per rafforzare la cooperazione.

L’incontro tra i due ministri della Difesa si è svolto il giorno precedente all’inizio della visita del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ad Ankara, che si terrà giovedì 15 e venerdì 16 febbraio. Tale summit si svolge in un momento in cui le relazioni tra i due Stati sono molto tese a causa, in particolare, delle diverse posizioni di Ankara e Washinton in merito alla Siria. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, gli Stati Uniti sarebbero concentrati sulla lotta contro lo Stato Islamico, mente Ankara darebbe la priorità a impedire che i curdi siriani ottengano l’autonomia nel territorio.

La situazione si è aggravata dopo che, il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona sicura, della profondità di 30 km, al confine tra i due Stati. L’operazione era stata lanciata in risposta all’annuncio, da parte della coalizione internazionale, a guida americana, di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF).

La questione del sostegno di Washington nei confronti delle Syrian Democratic Forces (SDF) ha creato tensioni nei rapporti tra la Turchia e gli Stati Uniti, dal momento che Ankara considera le forze curde parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale dalla Turchia. Il 12 febbraio, il Pentagono aveva annunciato che il budget previsto per il 2019 avrebbe incluso lo stanziamento di 550 milioni di dollari per l’addestramento delle Syrian Democratic Forces (SDF) e la formazione di una forza di sicurezza di confine in Siria.

Il giorno precedente alla visita in Turchia, mercoledì 14 febbraio, il segretario di Stato americano aveva dichiarato: “Speriamo di discutere di come cooperare per ridurre le minacce nei confronti della Turchia, ma, alla fine, raggiungere l’obiettivo in Siria”, ovvero la sconfitta dello Stato Islamico. In questo contesto, Tillerson ha aggiunto: “Ankara è un importante alleato NATO e un partner nella regione” e ha sottolineato che la Turchia affronta minacce sia all’interno dei confini nazionali si a dalle aree della Siria e dell’Iraq e che Washington e Ankara sono impegnati nel realizzare “gli stessi risultati” in Siria, tra i quali la sconfitta dello Stato Islamico, la fine delle violenze e la prosecuzione dei negoziati di Ginevra.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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