Siria: primi aiuti nel Ghouta da novembre

Pubblicato il 15 febbraio 2018 alle 10:44 in Medio Oriente Siria

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Il primo convoglio umanitario del 2018 è entrato nel territorio del Ghouta orientale mercoledì 14 febbraio, dopo sei giorni consecutivi di bombardamenti, che hanno causato la morte di più di 250 civili.

Secondo quanto riferito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, “il primo convoglio delle Nazioni Unite e della Syrian Arab Red Crescent (SARC) di quest’anno è riuscito ad attraversare le linee di conflitto verso Nashabieh, nel Ghouta orientale, per consegnare generi alimentari e sanitari a 7.200 persone che si trovano nel territorio assediato”. 

Si tratta della prima volta che un convoglio umanitario delle Nazioni Unite riesce a entrare nel Ghouta orientale dal 28 novembre 2017. Per poter accedere all’area, i convogli umanitari devono ottenere l’autorizzazione da parte del governo siriano e garanzie di sicurezza da parte dei gruppi armati.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione. Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno stilato una lista che comprende alcune centinaia di civili che necessitano di cure mediche, ma queste sono impossibilitate ad andarsene, dal momento che il regime siriano ha imposto severe restrizioni che non consentono alle persone di abbandonare il territorio. Nonostante ciò, stando ai dati riportati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, 369 persone, tra le quali 91 bambini e 68 donne, sono state uccise nel territorio del Ghouta orientale dalla fine del dicembre 2017.

Tra il 5 e il 10 febbraio, il territorio è stato sottoposto a sei giorni di bombardamenti consecutivi, che hanno causato la morte di più di 250 persone. Martedì 6 febbraio, in particolare, i bombardamenti avevano causato “il più grande massacro in Siria in 53 giorni”, uccidendo almeno 80 civili.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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