La Francia colpirà la Siria in risposta alle armi chimiche

Pubblicato il 15 febbraio 2018 alle 6:04 in Francia Siria

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La Francia “colpirà se le armi chimiche verranno usate contro i civili nella guerra siriana, violando i trattati internazionali”, secondo quanto dichiarato dal presidente francese, Emmanuel Macron.

Martedì 13 febbraio, in un’intervista, il presidente francese ha dichiarato: “Le armi chimiche costituiscono una linea rossa e l’ho ribadito. Se avremo le prove che le armi chimiche vietate dai trattati vengono utilizzate, colpiremo il luogo nel quale sono state prodotte”. In tal senso, Macron ha ribadito le dichiarazioni che aveva fatto nel maggio 2017, quando aveva definito l’utilizzo di armi chimiche una “linea rossa”.

Il presidente francese ha proseguito affermando: “Ad oggi, le nostre agenzie, le nostre forze armate non hanno stabilito che le armi chimiche, esposte nei trattati, sono state utilizzate contro la popolazione civile”.

Mercoledì 14 febbraio, il governo siriano ha risposto alle dichiarazioni del presidente francese, negando il possesso di armi chimiche e descrivendone l’utilizzo “immorale e inaccettabile”. In questo senso, il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, ha dichiarato: “Il governo siriano nega categoricamente di essere in possesso di armi chimiche. Consideriamo l’utilizzo di queste armi immorale e inaccettabile, indipendentemente dal contesto”.

Il governo siriano è stato più volte accusato di aver utilizzato le armi chimiche contro i civili durante la guerra siriana. A gennaio, alcuni test di laboratorio eseguiti dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) avevano dimostrato che sarebbe esistito un collegamento tra i magazzini di armi chimiche del governo siriano e l’attacco con gas sarin, che aveva colpito il Ghouta orientale il 21 agosto 2013, causando la morte di un numero di civili compreso tra 500 e 1.300.

Il 23 gennaio, i rappresentanti di 29 Paesi, tra i quali il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, si erano riuniti a Parigi per discutere le sanzioni da imporre ai responsabili degli attacchi chimici in Siria, dopo che due episodi di questo genere avevano colpito la città di Douma per due volte in poco più di una settimana, il 15 e il 22 gennaio. In tale occasione, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, aveva dichiarato che il governo siriano starebbe utilizzando le armi chimiche contro il suo popolo e aveva accusato la Russia di averne la responsabilità ultima. Da parte sua, la Russia aveva respinto le accuse di Tillerson.

Successivamente, l’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva riferito che, domenica 4 febbraio, 5 persone sarebbero state ricoverate con sintomi di “soffocamento”, dopo che alcuni attacchi aerei, condotti dalle forze del governo siriano, avevano colpito la città di Saraqeb, situata nel governatorato di Idlib. L’Osservatorio, citando fonti locali, ha riferito che negli attacchi sarebbero stati usati “gas tossici”, senza, tuttavia, fornire ulteriori dettagli. Da parte sua, anche il Consiglio nazionale siriano (CNS), nel comunicato emanato domenica 4 febbraio, aveva accusato il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, di aver fatto uso di armi chimiche contro il popolo siriano.

Il governo siriano aveva rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Nel settembre 2013, in seguito all’attacco contro il Ghouta orientale, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014. In tale occasione, il governo siriano aveva accettato di eliminare il programma di armi chimiche e avrebbe dovuto distruggere le 1.300 tonnellate di precursori industriali, che, adesso, sarebbero state legate all’attacco chimico del Ghouta orientale.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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