Onu: i Rohingya non possono tornare in Myanmar

Pubblicato il 14 febbraio 2018 alle 10:25 in Asia Myanmar

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L’alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, ha riferito al Consiglio di sicurezza che i Rohingya non possono tornare in Myanmar, in quanto non ci sono ancora le condizioni per una reintegrazione. “Le cause della loro fuga non sono ancora state affrontate e non abbiamo ancora visto progressi sostanziali nella risoluzione della situazione da parte della autorità del Myanmar”, ha spiegato Grandi, aggiungendo che l’ufficio della UN Refugee Agency (UNHCR) nello Stato di Rakhine non è raggiungibile. “L’accesso umanitario rimane molto limitato, l’agenzia dell’Onu non riesce ad andare nelle aree più colpite nel nord del Rakhine dall’agosto del 2017, e anche l’accesso nella zona centrale dello Stato è molto difficile”, ha precisato l’alto commissario per i rifugiati. Nonostante i progressi fatti dal governo del Bangladesh per gestire i circa 700.000 Rohingya che dallo scorso agosto sono scappati dal Myanmar, secondi Grandi “siamo in una corsa contro il tempo”, in quanto più di 100.000 rifugiati stanno vivendo in aree soggette ad allagamenti e ad altre intemperie, motivo per cui devono essere ricollocati al più presto.

L’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, sostiene che quanto fatto dalle Nazioni Unite fino ad ora non sia stato sufficiente a migliorare la crisi in Myanmar. A suo avviso, inoltre, la leader del Paese asiatico, Aung San Suu Kyi non è stata in grado di arrestare le violenze contro la minoranza musulmana.

Le offensive contro i Rohingya, secondo il governo di Naypyidaw, sono state una reazione ad una serie di attacchi contro stazioni di polizia di frontiera, compiuti dai militanti islamisti dell’Arakan Rohingya Salvation Army, organizzazione estremista che dichiara di difendere la minoranza musulmana. Le autorità del Myanmar sostengono che i Rohingya siano terroristi, mentre le testimonianze dei rifugiati in Bangladesh dimostrano che, in realtà, i soldati di Naypyidaw hanno effettuato una vera e propria pulizia etnica, come ha sostenuto dall’Onu. Ad avviso dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein, i possibili atti di “genocidio” in Myanmar contro i Rohingya potrebbero far scoppiare un conflitto nella regione, al di fuori dei confini del Paese asiatico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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