Iran: missili balistici in grado di colpire Israele

Pubblicato il 14 febbraio 2018 alle 11:24 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha svelato due nuovi missili balistici in grado di trasportare testate e con un raggio sufficiente per raggiungere Israele o le basi americane nel Golfo.

I nuovi razzi, Qadr H e Fajr 5, sono stati mostrati durante una parata militare, che si è tenuta a Teheran domenica 11 febbraio per celebrare il 39esimo anniversario della Rivoluzione Islamica del 1979. Qadr H, in particolare, può essere lanciato da piattaforme mobili o da sili in diverse posizioni e può evitare gli scudi di difesa missilistica, grazie alla capacità di eludere i radar. Si tratta di un missile balistico con un raggio di 2000 km, che è considerato un medio raggio, ma comunque in grado di raggiungere Israele o le basi americane situate nel Golfo. Oltre a ciò, il razzo può trasportare vari tipi di carichi esplosivi, in grado di distruggere vari obiettivi. Fajr 5, invece, è un razzo utilizzato per colpire obiettivi a corto raggio.

La parata si è tenuta il giorno successivo agli scontri che si sono verificati tra Siria e Israele. Sabato 10 febbraio, Israele aveva lanciato un attacco aereo in Siria, dopo aver intercettato un drone iraniano, che sarebbe partito dal territorio siriano. Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, il drone sarebbe partito dalla base aerea T4, situata nel governatorato di Homs, e avrebbe attraversato il territorio della Giordania, prima di arrivare in Israele. Le forze israeliane avrebbero abbattuto il velivolo dopo che questo aveva volato per circa un minuto e mezzo sul territorio della Valle del Giordano. In risposta all’infiltrazione del drone, otto jet da combattimento israeliani si sarebbero diretti nel territorio siriano per distruggere le postazioni dalle quali erano partiti i droni. Da parte sua, Damasco avrebbe immediatamente contrattaccato Israele, riuscendo ad abbattere un jet F-16 israeliano.

Negli ultimi mesi si sono verificate alcune tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran in merito alla questione del programma missilistico iraniano. Il 14 luglio 2015, Teheran aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina, oltre alla Germania. Si tratta di un patto che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

Il 13 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato la de-certificazione dell’accordo nucleare, dopo aver accusato l’Iran di non aver rispettato lo “spirito” del patto. Il 12 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di estendere la sospensione delle sanzioni contro l’Iran, secondo quanto stabilito dall’accordo nucleare del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), “per l’ultima volta”.

Per tutta risposta, il 20 ottobre 2017, in occasione del primo discorso dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di de-certificare l’accordo sul nucleare, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva annunciato che Teheran avrebbe continuato a produrre missili per scopi difensivi, dal momento che ciò non sarebbe stato in contrasto con il diritto internazionale, né avrebbe costituito una violazione degli accordi internazionali. Precedentemente, il 29 luglio 2017, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva precisato che, secondo l’accordo sul nucleare, l’Iran sarebbe tenuto soltanto a non fabbricare o testare missili con testate nucleari sottolineando che i test di missili senza testate nucleari non violerebbero l’accordo.

Più recentemente, il 17 gennaio, il portavoce del Ministero degli Esteri, Bahram Qassemi, aveva dichiarato che Teheran non avrebbe permesso a nessun Paese di interferire negli affari interni e nelle politiche di difesa, con particolare riferimento al programma missilistico.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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