Turchia: aut aut agli Stati Uniti

Pubblicato il 13 febbraio 2018 alle 12:01 in Turchia USA e Canada

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Le relazioni tese tra la Turchia e gli Stati Uniti verranno “sistemate o completamente rotte”, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.

Lunedì 12 febbraio, il ministro turco ha dichiarato che: “I legami con gli Stati Uniti sono a un punto critico. Sistemeremo le relazioni o si romperanno completamente” e ha aggiunto: “Vogliamo passi concreti da parte degli Stati Uniti. La fiducia persa deve essere riconquistata. La ragione per la perdita della fiducia sono gli Stati Uniti”.

Le dichiarazioni di Cavusoglu sono state rilasciate qualche giorno prima della visita del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ad Ankara, che si terrà giovedì 15 e venerdì 16 febbraio. In tale occasione, Tillerson incontrerà sia il ministro degli Esteri sia il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Lo stesso giorno, il 15 febbraio, a margine dell’incontro ministeriale della NATO, che si terrà a Bruxelles, il segretario della Difesa americano, Jim Mattis, incontrerà l’omologo turco, Nurettin Canikli.

Tali incontri giungono in un momento in cui le relazioni tra Stati Uniti e Turchia sono molto tese in merito a numerose questioni, tra le quali il supporto di Washington nei confronti delle People’s Protection Units (YPG), che Ankara considera parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare ritenuto illegale dalla Turchia.

Lo stretto legame tra Washington e le milizie curde è stato causa di tensioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, che ha sempre chiesto a Washington di interrompere il sostegno alle Syrian Democratic Forces. Nonostante Erdogan avesse domandato in più occasioni alla Casa Bianca di prendere le distanze dai curdi, il 9 maggio 2017 Trump, in linea con la posizione di Obama, aveva ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units, considerate un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS a Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria. Successivamente, dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’ISIS in Siria, il 24 novembre 2017, il presidente americano aveva riferito alla Turchia che avrebbe smesso di fornire armi alle milizie curde, al fine di “riaffermare una partnership strategica” con Ankara.

Le tensioni si sono ulteriormente acuite quando, il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo, una campagna militare contro il distretto di Afrin, mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona sicura della profondità di 30 km, al confine tra Siria e Turchia. Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF).

Durante il discorso del 12 febbraio, Cavusoglu ha dichiarato: “Le nostre richieste nei confronti degli Stati Uniti sono chiare e sono già state formulate. Non vogliamo più sentire promesse vogliamo vedere passi concreti. La fiducia deve essere ricostruita in modo che possiamo iniziare a parlare di alcune questioni. Le azioni degli Stati Uniti sono le ragioni che si celano dietro la perdita di fiducia” e ha aggiunto: “Valuteremo tutto questo durante la visita di Tillerson”.

Il ministro degli Esteri aveva già espresso tali considerazioni il 25 gennaio, quando, in occasione di una conferenza stampa a Istanbul, aveva esortato Washington a iniziare a “ricostruire la fiducia” tra i due Paesi, prima di discutere le questioni militari. In tal senso, il ministro aveva dichiarato: “Fino a quando la fiducia tra le due parti non verrà ristabilita, non sarà appropriato discutere queste questioni” e aveva aggiunto: “La nostra fiducia nei confronti degli Stati Uniti è stata danneggiata. Non possiamo dire: è stata fatta una proposta, quindi la accetteremo. Si tratta di questioni serie. Bisogna ricostruire la fiducia prima di poter parlare di questi dettagli”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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