CNN: aiuti occidentali alla Somalia prime fonti di finanziamento di al-Shabaab

Pubblicato il 13 febbraio 2018 alle 8:35 in Africa Somalia

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Il gruppo terroristico somalo affiliato ad al-Qaeda, al-Shabaab, ogni anno riesce a guadagnare moltissimi soldi sfruttando gli aiuti esterni che vengono mandati in Somalia dai Paesi occidentali, con l’intento di eliminare la minaccia terroristica.

È quanto riporta un’indagine pubblicata dalla CNN, la quale rivela che il denaro che l’Onu dà agli sfollati del Paese, in realtà, finisce nelle mani dei terroristi. Secondo quanto riferito da ex membri di al-Shabaab e da agenti dell’intelligence somala, il gruppo riesce ad estorcere migliaia di dollari ogni giorno, fermando i cittadini presso posti di blocco e imponendo tasse sul commercio e cercando di impadronirsi delle distribuzioni di cibo dirette agli sfollati delle aree più remote. Coloro che hanno abbandonato le proprie case e si trovano presso il campo profughi di Baidoa, nel centro della Somalia, vengono tenuti sotto controllo dall’Onu, il quale ha fornito a ciascuno una carta di credito, dove ogni mese carica circa 80 o 90 dollari, per permettere loro di comprare i beni essenziali. Ad avviso degli ufficiali delle Nazioni Unite, il sistema di pagamenti diretti evita il problema della gestione dei convogli alimentari, soggetti ad attacchi e a furti continui. Ex membri del gruppo terroristico e gli agenti dell’intelligence somala hanno spiegato che soltanto i due posti di blocco lungo la strada principale che va verso Baidoa permettono ai terroristi di guadagnare 5.000 dollari al giorno. Tale fatto è stato confermato da un ex collezionista di al-Shabaab di zakat, la tassa religiosa imposta dal Corano, il quale ha spiegato che i pedaggi lungo le strade sono le principali fonti di finanziamento dei terroristi somali. In particolare, la strada che porta a Baidoa e la strada che connette Mogadiscio alla regione di Shabelle, sono le tratte dove i terroristi riescono a guadagnare di più. Secondo alcune testimonianze, ad oggi, se i commercianti si rifiutano di pagare i pedaggi e le tasse, vengono catturati e uccisi. 

Michael Keating, capo delle Nazioni Unite in Somalia, ha confermato quanto sta accadendo, ma ha affermato che la maggior parte degli aiuti stranieri riesce ancora a raggiungere i destinatari previsti. “Sfortunatamente, coloro che ricevono assistenza dalle organizzazioni umanitarie vengono presi di mira dai militanti in cerca di soldi”, ha spiegato Keating aggiungendo, che sarebbe sbagliato sostenere che non stanno venendo messe in atto risposte adeguate a contrastare il problema.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, che mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano ha inserito la Somalia al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, vengono indicati quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche. Secondo il rapporto, la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo. L’attacco più mortale compiuto da al-Shabaab in Somalia si è verificato il 14 ottobre 2017, a Mogadiscio, dove l’esplosione di autobombe ha ucciso più di 500 persone.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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