Yemen: 85.000 sfollati in meno di 3 mesi

Pubblicato il 12 febbraio 2018 alle 12:07 in Medio Oriente Yemen

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L’intensificarsi degli scontri in Yemen ha costretto circa 85 mila persone ad abbandonare le proprie case nelle ultime 10 settimane e, ogni giorno, centinaia di civili continuano a fuggire dalle aree di conflitto.

Secondo i dati forniti dalla UN Refugee Agency (UNHCR), il numero di sfollati sarebbe stato registrato nel periodo compreso tra il 1 dicembre 2017 e il 9 febbraio 2018 e, delle 85.000 persone che hanno abbandonato il territorio di origine, il 71%, ovvero circa 61.000 civili, sarebbero fuggite dai governatorati di Hodeida e Taiz, situati sulla costa occidentale dello Yemen.

In questo contesto, la portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite, Cecile Pouilly, ha espresso preoccupazione per coloro che si sono rifugiati nelle aree situate nei pressi delle zone di conflitto, nelle quali le condizioni di vita peggiorano in modo molto rapido, “esponendo le persone alla violenza e alla malattia, senza servizi di base”. In tal senso, la Pouilly ha dichiarato: “Molti di coloro che hanno abbandonato I governatorati di Hodeida e Taiz vengono ospitati da parenti e amici, intrappolati all’interno di case o grotte, dal momento che gli scontri e i bombardamenti aerei si intensificano intorno a loro” e ha aggiunto: “Le necessità principali degli sfollati e di coloro che sono colpiti dal conflitto continuano a essere l’accesso a un rifugio, la sanità, i beni alimentari e l’acqua”.

Nonostante gli scontri più sanguinosi stiano colpendo i governatorati di Hodeida e Taiz, l’UNHCR ha altresì notato che starebbe nascendo una nuova ondata di sfollati, provenienti da altre aree calde, situate, in particolare, nei governatorati di Jawf, Hajjah e Shabwa, nel nord del Paese.

Il gran numero di sfollati aggrava una situazione già molto complessa, dal momento che lo Yemen sta vivendo la “peggiore crisi umanitaria a livello mondiale”, come era già stata definita da parte delle Nazioni Unite, il 16 novembre 2017. Secondo la portavoce della UN Refugee Agency (UNHCR), al momento, in Yemen, 22 milioni di persone avrebbero bisogno di aiuti e il Paese starebbe assistendo a “un’impennata di necessità, alimentate dal conflitto in corso, da un’economia al collasso e dalla diminuzione dei servizi sociali e dei mezzi di sostentamento”.

Oltre a ciò, nel Paese si sta diffondendo una nuova epidemia, la difterite, una malattia tossinfettiva acuta e contagiosa, che era scomparsa dal Paese da almeno 25 anni. Si tratta della seconda epidemia che colpisce il paese dall’inizio della guerra civile, nel marzo 2015. La prima era stata quella di colera.

Al fine di far fronte alle crescenti esigenze del Paese, sabato 20 gennaio, le Nazioni Unite avevano presentato il piano di risposta umanitaria del 2018 per lo Yemen e avevano rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché donasse 2,96 miliardi di dollari per fornire aiuti a 13,1 milioni di persone in tutto il Paese. Il giorno successivo, lunedì 22 gennaio, l’Arabia Saudita aveva annunciato che avrebbe inviato 1,5 miliardi di dollari allo Yemen e che avrebbe “guidato l’espansione di ulteriori porti” nel Paese per ricevere navi cargo e assistenza umanitaria, assicurare voli giornalieri di aerei cargo, che trasportano aiuti dall’Arabia Saudita al governatorato di Marib, e stabilire “corridoi di passaggio sicuri” per assicurare il trasporto di aiuti alle organizzazioni non governative che operano nel territorio dello Yemen.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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