L’Iran condanna a morte i minori criminali

Pubblicato il 12 febbraio 2018 alle 10:08 in Iran Medio Oriente

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L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha esortato l’Iran a interrompere la prassi di condannare a morte coloro che hanno commesso un reato quando erano minorenni.

Secondo un report di Human Rights Watch, pubblicato mercoledì 7 febbraio, nel gennaio 2018, 3 persone sono giustiziate per aver commesso un crimine quando erano minorenni. Si tratterebbe di Amirhossein Pourjafar, Ali Kazemi e Mahboubeh Mofidi.

Pourjafar, un ragazzo 18enne, è stato giustiziato il 4 gennaio nella prigione di Karaj, situata vicino a Teheran, per aver stuprato e ucciso una bambina di 3 anni, quando lui ne aveva 16. Kazemi, 22enne, è stato condannato a morte il 30 gennaio, sette anni dopo aver pugnalato e ucciso un uomo in una rissa, avvenuta quando aveva 15 anni. Infine, Mofidi, una ragazza di 20 anni, è stata giustiziata il 30 gennaio, per aver assassinato il marito all’età di 17 anni, dopo circa 4 anni di matrimonio.

L’organizzazione umanitaria ha condannato tale pratica, affermando che “l’Iran dovrebbe smettere immediatamente e incondizionatamente l’uso della pena di morte per i crimini commessi dai minori sotto i 18 anni e procedere verso la definitiva abolizione della pena capitale”.

La condanna alla pena di morte è legale in Iran ed è prevista per numerosi reati, tra i quali, omicidio, stupro, blasfemia, terrorismo e droga. Nel Paese, circa il 50-60% delle condanne a morte sono dovute ad accuse per crimini legati alla droga. Soltanto nel 2017, 219 persone, su un totale di 435, erano state condannate a morte per tali reati.

Proprio per ridurre le condanne a morte, il 10 gennaio, l’Iran aveva adottato una legge che emendava la normativa antidroga, salvando migliaia di persone dalla pena capitale. Grazie all’introduzione della legge, più dell’80% di circa 4000 prigionieri che sono stati condannati alla pena capitale con l’accusa di crimini legati alla droga dovrebbe essere salvato dalla condanna a morte.

Alla luce della nuova normativa adottata, la direttrice di Human Rights Watch per il Medio Oriente e il nord Africa, Sarah Leah Whitson, ha condannato aspramente la pratica di condannare a morte coloro che hanno compiuti un reato quando erano minorenni, dichiarando: “Sembra che l’Iran sia impegnato a cancellare qualsiasi impressione positiva ottenuta dalle riforme modeste alla normativa antidroga giustiziando i minori criminali in un sanguinoso inizio del 2018”. In questo contesto, la direttrice ha aggiunto: “Quando riuscirà il sistema giudiziario iraniano a realizzare la missione, assicurando la giustizia e la fine di questa deplorevole pratica di giustiziare i bambini?”.

Stando a quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, l’Iran sarebbe “uno dei quattro Paesi noti che giustiziano i minori criminali”, insieme a Pakistan, Arabia Saudita e Yemen. Secondo il codice penale iraniano, possono essere giustiziati i maschi che hanno compiuto 15 anni e le femmine sopra i 9 anni. La pratica continua a essere utilizzata nonostante il Paese abbia firmato la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che vieta la condanna alla pena capital per coloro che hanno commesso un crimine quando avevano meno di 18 anni.

Nonostante ciò, tra il 2014 e il 2017, le autorità iraniane avevano giustiziato almeno 25 persone per reati commessi quando erano minorenni, secondo i dati riferiti da Amnesty International e Iran Human Rights. Secondo Amnesty International, inoltre, dal 2005 al 2018, in Iran sarebbero state giustiziate almeno 87 persone per aver commesso un crimini quando erano minorenni.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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