Iraq: 88,2 miliardi di dollari per ricostruire il Paese

Pubblicato il 12 febbraio 2018 alle 14:04 in Iraq Medio Oriente

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La ricostruzione dell’Iraq dopo tre anni di guerra costerà 88,2 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dal direttore generale del Ministero della Pianificazione iracheno, Qusay Abdulfattah.

Tra lunedì 12 e mercoledì 14 febbraio, si terrà in Kuwait la Conferenza Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo dell’Iraq, nella quale verranno discussi gli ultimi sviluppi della situazione economica e umanitaria nel Paese. All’incontro, prenderanno parte numerosi donatori e investitori, i quali cercheranno di comprendere come poter contribuire alla ricostruzione dell’economia e delle infrastrutture dell’Iraq. In tal senso, il segretario generale del Consiglio dei Ministri iracheno, Mahdi Al-Alaq, ha dichiarato che gli Stati potrebbero aiutare il Paese garantendo per Baghdad nei confronti di coloro che concedono i prestiti al Paese, in modo da consentire all’Iraq di investire nei progetti infrastrutturali.

Durante il primo giorno della conferenza, Abdulfattah ha dichiarato che l’Iraq avrebbe bisogno di 88,2 miliardi di dollari per ricostruire il Paese, distrutto da tre anni di guerra. Della somma totale, il Paese dovrebbe acquisire circa 22 miliardi di dollari nel breve termine e i restanti 65 miliardi nel medio termine. Stando a quanto riferito da Mustafa Al-Hiti, a capo del Fondo per la ricostruzione dell’Iraq nelle aree colpite dalle operazioni terroristiche, il settore maggiormente colpito dal conflitto sarebbe quello residenziale, dal momento che almeno 138.000 unità abitative sarebbero state danneggiate e la metà di queste sarebbero state completamente distrutte. Al momento, circa 2,5 milioni di iracheni sarebbero ancora sfollati. Al-Hiti ha altresì dichiarato: “Abbiamo già avviato alcuni programmi di ricostruzione nelle aree colpite dalla guerra, ma siamo riusciti a realizzare meno dell’1% di quello di cui ha bisogno l’Iraq” e ha aggiunto che i fondi sono necessari per “ripristinare i servizi di base e infrastrutturali” in numerose province.

All’incontro è intervenuto anche il ministro della Pianificazione iracheno, Salman Al-Jumaili, il quale ha dichiarato: “Ricostruire l’Iraq significa ridare speranza all’Iraq e stabilizzare l’Iraq significa stabilizzare gli Stati della regione e del mondo” e ha aggiunto che la ricostruzione del Paese costituisce una responsabilità della comunità internazionale.

Lunedì 12 febbraio, Baghdad ha discusso la questione della ricostruzione del Paese anche con il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, che si trova in visita di Stato in Iraq, per incontrare il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, il presidente, Faud Massum, e il portavoce del Parlamento, Salim Al-Juburi. In tale contesto, il ministro francese ha detto ai funzionari iracheni: “Sono venuto qui per comunicarvi che la Francia vi sosterrà e vi accompagnerà. Ci saremo sempre. Eravamo qui per partecipare alla coalizione. Ci saremo nella fase di ricostruzione”. Da parte sua, il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jaafari, ha dichiarato: “Speriamo che le competenze francesi vengano utilizzate nella ricostruzione”.

Nonostante il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, avesse annunciato ufficialmente la sconfitta dello Stato Islamico nel Paese il 9 dicembre 2017, alcune cellule dormienti dell’organizzazione terroristica sono ancora presenti nel territorio nazionale, in particolare nelle aree desertiche. In questo contesto, il 7 febbraio, Baghdad aveva lanciato un’operazione mirata a “distruggere le cellule dormienti” a est della città di Tuz Khurmatu, in una rotta utilizzata per il trasporto del petrolio, che collega il governatorato di Kirkuk all’Iran. Si tratta di un territorio montuoso, nel quale alcuni gruppi armati, tra i quali l’ISIS, si sono rifugiati per continuare le proprie attività.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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