Turchia: bloccata nave Eni in viaggio verso Cipro

Pubblicato il 11 febbraio 2018 alle 17:54 in Italia Turchia

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La marina militare turca dispiegata nel Mediterraneo ha bloccato una nave italiana ENI che trasportava un impianto di trivellazione verso Cipro in cerca di giacimenti di gas naturale.

Sabato 10 febbraio, il ministro degli Esteri di Cipro, Ioannis Kasoulides, ha reso noto che, nella giornata di venerdì 9 febbraio, un’imbarcazione italiana della società energetica ENI è stata bloccata mentre si dirigeva verso il sud di Cipro, e ha affermato che le autorità cipriote sono in contatto sia con il governo italiano sia con la società in questione. A confermare la notizia è stato anche un portavoce dell’ENI, che non ha rivelato la sua identità in conformità con la politica aziendale. Egli ha riferito a The Associated Press che l’imbarcazione Saipem 12000 è stata fermata da navi appartenenti alla marina militare turca, le quali hanno intimato di non proseguire il viaggio in programma poiché nella zona si sarebbero verificate attività militari. La Saipem ha rispettato gli ordini ed è rimasta nell’area in attesa di sviluppi sulla situazione.

La meta della nave dell’ENI, che si accingeva a compiete trivellazioni per un sopralluogo del possibile giacimento energetico scoperto, era il Blocco 3, un’area a sud-est di Cipro, dove la società ha l’autorizzazione di cercare idrocarburi.

Ankara ha manifestato la sua contrarietà verso tali operazioni della compagnia energetica italiana. Lunedì 5 febbraio, durante l’incontro del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, con il presidente italiano, Sergio Mattarella, il premier italiano, Paolo Gentiloni, il capo di Stato di Ankara ha espresso le sue preoccupazioni riguardo a ENI e, più in generale, in merito alle iniziative che avvengono nel Mediterraneo centrale dietro approvazione del governo cipriota. Erdogan ha inoltre affermato che le esplorazioni e i sopralluoghi in cerca di gas naturale nella regione rappresentano una minaccia tanto a Cipro nord quanto alla Turchia.

L’Eni è presente a Cipro dal 2013 e detiene sei licenze nelle acque economiche esclusive della repubblica cipriota (ossia i blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11). Giovedì 8 febbraio, il gruppo ha annunciato di aver scoperto promettenti giacimenti di gas nel Blocco 6, a largo di Cipro, attraverso il pozzo Calypso 1, aggiungendo che sono necessarie ulteriori valutazioni più accurate per misurare la portata della scoperta.

Tuttavia, l’area marittima in questione giace in una zona marittima che ha suscitato dispute e contese territoriali. Cipro è divisa etnicamente, e la Turchia, che supporta un governo separatista nel nord dell’isola, afferma che i greci ciprioti non hanno il diritto di effettuare esplorazioni in cerca di gas naturale. Questi ultimi, che sono guidati dal governo cipriota riconosciuto a livello internazionale, ribattono che la questione rientra nei loro diritti sovrani, e hanno rilasciato licenze, tra gli altri Paesi, a Egitto, Israele e Libano. La Turchia sostiene che alcuni di questi confini rientrino di diritto nella giurisdizione di Ankara, tra cui parte del Blocco 6, dove si trova il pozzo Calypso di proprietà dell’ENI.

La disputa marittima tra Cipro e Turchia è in piedi da anni, tuttavia mercoledì 7 febbraio si è verificata una nuova discussione con l’Egitto. Il Paese ha infatti esortato la Turchia a non violare i suoi diritti sovrani nella zona economica esclusiva (EEZ) del mar Mediterraneo orientale, in risposta alle dichiarazioni del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale, domenica 4 febbraio, aveva dichiarato che Ankara considererebbe l’accordo sulla demarcazione dei confini “nullo e vuoto, secondo il diritto internazionale”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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