Istanbul: incontro Turchia-Stati Uniti e tensioni sulla questione siriana

Pubblicato il 11 febbraio 2018 alle 16:12 in Turchia USA e Canada

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Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, H.R. McMaster, ha incontrato il portavoce del presidente turco, Tayyip Erdogan, a Instanbul, in un clima di crescenti tensioni tra gli alleati in seno alla NATO in merito alla questione siriana.

L’incontro tra Herbert McMaster e Ibrahim Kalin, il portavoce del presidente Erdogan, si è svolto a nella città turca di Istanbul domenica 11 febbraio, con pochi giorni d’anticipo rispetto alla visita alla Turchia del segretario di Stato americano, Rex Tillerson, prevista per la settimana entrante, nonostante una data precisa non sia stata ancora confermata a livello ufficiale. Una fonte presidenziale ha affermato che, durante il colloquio tra i due diplomatici, è stata confermata e rinnovata la partnership strategica sul lungo periodo tra Washington e Ankata, e sono state altresì affrontate tematiche di urgenza e delicatezza in merito alle priorità dei due Paesi. Stando alla medesima fonte, McMaster e Kalin hanno inoltre valutato gli sviluppi regionali, e i fattori che hanno danneggiato le relazioni bilaterali tra i due alleati, oltre a nuove tattiche per combattere ed eliminare il terrorismo.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che durante la visita di Tillerson, avrebbe comunicato al segretario di Stato americano che i due Paesi devono correre ai ripari per arginare la crescente sfiducia reciproca.

Il peggioramento dei rapporti bilaterali si è acuito con l’avvio, da parte del governo di Ankara, dell’operazione Ramo d’Olivo, lanciata il 20 gennaio 2018 dall’esercito turco nella regione siriana di Afrin. La campagna militare Ramo d’Olivo è rivolta contro i curdi delle Unità di protezione del popolo (YPG), ossia il distaccamento di milizie del partito dell’Unione democratica (PYD). L’Unione democratica, composta per lo più da curdi siriani, si oppone al governo siriano. Essendo un attore principale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, nella regione l’Unione democratica gode dell’appoggio militare degli Stati Uniti. Ankara, invece, considera sia le Unità di protezione del popolo (YPG) sia l’Unione democratica (PYD) come gruppi terroristici, a causa dei loro legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo è impegnato dagli anni ’80 in una lotta separatista contro Ankara, ed è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione europea.

Erdogan ha promesso che abbatterà tutte le milizie nemiche dal confine meridionale turco, una mossa che potrebbe far scontrare le truppe di Ankara con le forze statunitensi impegnate sul territorio siriano a fianco alle Unità di protezione del popolo.

I rapporti tra i due Paesi si sono ulteriormente complicati a causa della richiesta di estradizione, da parte di Ankara a Washington, di Fethullah Gülen, un predicatore musulmano che la Turchia incolpa di aver sobillato il tentato golpe del 15 luglio 2016 contro il governo di Erdogan, e che dopo la vicenda si è rifugiato negli Stati Uniti. Washington non ha esaudito la richiesta di Ankara, motivando la sua decisione con l’insufficienza di prove a carico di Gülen.

In una telefonata che si è svolta giovedì 8 febbraio tra Erdogan e il presidente russo, Vladimir Putin, è stato concordato che Istanbul ospiterà inoltre il prossimo vertice tra i presidenti di Turchia, Russia e Iran, mirato a discutere le prossime tappe diplomatiche per trovare una soluzione politica al conflitto siriano, in un momento in cui le tensioni tra le parti coinvolte nella guerra civile si stanno intensificando, in particolare nel governatorato di Idlib, situato nel nord della Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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