Iraq: curdi colpevoli di esecuzioni di massa

Pubblicato il 11 febbraio 2018 alle 6:03 in Iraq Medio Oriente

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Le forze di sicurezza dei curdi iracheni hanno realizzato esecuzioni di massa di prigionieri accusati di essere membri dello Stato Islamico, secondo un report pubblicato dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch.

Stando alle informazioni riferite dal documento, pubblicato giovedì 8 febbraio, i peshmerga iracheni avrebbero imprigionato sia cittadini iracheni sia stranieri in una scuola situata a Sahel Al-Maliha, a 70 km a nord-ovest di Mosul, con l’accusa di essere membri dello Stato Islamico. I sospettati sarebbero stati uccisi in esecuzioni di massa nel periodo compreso tra il 28 agosto e il 3 settembre 2017.

In merito alla questione, il vice direttore dell’organizzazione umanitaria per il Medio Oriente, Lama Fakih, ha dichiarato: “Le prove suggeriscono che le forze di sicurezza curde hanno realizzato esecuzioni di massa di presunti membri dell’ISIS notte dopo notte per una settimana, uccidendo probabilmente decine o anche centinaia di detenuti di sesso maschile” e ha aggiunto: “Le autorità dell’Iraq e del governo della regione del Kurdistan dovrebbero indagare in maniera urgente e trasparente in merito alle accuse di esecuzioni di massa e assumersi le proprie responsabilità”.

Da parte sua, un funzionario del governo curdo iracheno, Dindar Zebari, ha respinto le accuse, affermando che durante gli scontri tra i peshmerga e i membri dell’ISIS che cercavano di fuggire in Siria, alcuni jihadisti sarebbero stati uccisi e i loro “corpi, probabilmente, sono stati portati in un unico posto e bruciati”.

Tale informazione, tuttavia, non coinciderebbe con il luogo in cui sono stati trovati i cadaveri, che, secondo il report di Human Rights Watch, si troverebbe a 40 km di distanza dal luogo indicato da Zebari. In questo senso, nel documento di legge che “la spiegazione non coincide con il luogo in cui sono stati rinvenuti i cadaveri, uccisi con un colpo di pistola alla testa” e sepolti “in un’area desertica, lontano dai luoghi in cui si sono verificati gli scontri”.

Secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, le esecuzioni di massa costituiscono un crimine di guerra. Già alcuni mesi fa, il 5 dicembre 2017, Human Rights Watch aveva pubblicato un report nel quale denunciava la violazione dei diritti umani nei confronti di presunti membri dello Stato Islamico. Nel documento, l’organizzazione aveva rivelato che circa 20.000 persone, accusate di avere legami con l’ISIS, erano state imprigionare da parte delle forze dell’ordine irachene e curde e costrette a vivere in condizioni inumane all’interno dei centri di detenzione iracheni, senza essere prima state sottoposte a giusto processo.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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