Iran sfoggia missile in segno di sfida agli Stati Uniti

Pubblicato il 11 febbraio 2018 alle 19:52 in Iran USA e Canada

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Centinaia di migliaia di iraniani si sono riuniti in occasione della Rivoluzione islamica del 1979, denunciando gli Stati Uniti e Israele in quanto oppressori.

Nella giornata di domenica 11 febbraio, in segno di sfida verso le pressioni delle potenze occidentali che vogliono frenare il programma missilistico balistico del governo di Teheran, l’Iran ha messo in mostra il suo missile balistico Ghadr – che ha un raggio di 2000 km – in una delle vie centrali della capitale, Vali-ye Asr -Valiasr. In tale occasione il presidente iraniano, Hassan Rohani, rivolgendosi a una numerosa folla che sventolava la bandiera nazionale nella piazza centrale del Paese, piazza Azadi, non ha fatto alcun riferimento ai raid aerei israeliani del giorno prima, indirizzati contro le basi iraniane in Siria. Rohani, presidente dal 2013, nel suo discorso ha comunque evidenziato come gli Stati Uniti e Israele vogliano causare tensioni all’interno della regione mediorientale e dividere Paesi come l’Iraq e la Siria. Ha inoltre aggiunto che i due Paesi cercano di creare situazioni di disordini prolungati in Libano, ma che grazie all’Iran, tali strategie sono state arginate. Il presidente iraniano, riprendendo alcune voci che hanno incolpato Washington di aver sobillato i disordini interni di dicembre scorso, ha sottolineato che gli Stati Uniti secondo lui vogliono interferire negli affari di Stato iraniani, ma che il loro tentativo è anche in questo caso fallito, stavolta grazie all’unità e alla consapevolezza della sua nazione.
Secondo la televisione di stato iraniana, erano decine di milioni le persone che si sono radunate domenica 11 febbraio per sostenere la rivoluzione, e provenivano da ogni angolo del Paese, che consta di circa 81 milioni di persone.

Teheran sostiene che il suo programma missilistico è esclusivamente di natura difensiva, e non è pertanto incline a negoziare nei termini richiesti dagli Stati Uniti e da altri stati europei.

L’Iran è alleato del presidente siriano, Bashar al-Assad, nella guerra civile siriana iniziata il 15 marzo 2011, e appoggia in egual misura le milizie sciite presenti in Iraq, i ribelli Houthi in Yemen e l’Hezbollah libanese.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che vede nell’Iran una crescente minaccia per la stabilità regionale nel Medioriente, ha promesso di lavorare fianco a fianco con Israele e con il principale rivale dell’Iran, l’Arabia Saudita. La finalità di questa collaborazione è quella di arginare quelli che secondo l’amministrazione Trump sono veri e propri tentativi di Teheran di estendere la sua influenza su tutta la regione. Israele, dal canto suo, ha messo in guardia circa l’aumento del coinvolgimento iraniano lungo i suoi confini con la Siria e con il Libano.

I raid aerei israeliani di sabato 10 febbraio, che hanno colpito con successo alcuni bersagli della difesa aerea iraniana, hanno rappresentato il più grave scontro tra Israele e le milizie sostenute dall’Iran in Siria, durante i sette anni della guerra civile. L’esercito siriano sostiene di aver distrutto un jet F-16 israeliano come reazione all’abbattimento di un drone iraniano da parte di Israele. Tale drone, secondo il governo israeliano, avrebbe sconfinato nel proprio spazio aereo, nonostante l’Iran abbia negato questa versione dei fatti, affermando che la sua presenza in Siria è da considerarsi puramente in chiave consultiva.

Lo scorso dicembre, l’Iran ha fronteggiato la peggiore crisi interna degli ultimi dieci anni. Per oltre una settimana, a partire dal 28 dicembre, migliaia di studenti e lavoratori iraniani, arrabbiati per la corruzione pubblica, per la disoccupazione e per il crescente divario tra ricchi e poveri, hanno organizzato manifestazioni antigovernative in 80 città e paesi. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha soppresso le proteste con la violenza. Le autorità iraniane hanno dichiarato che 25 persone sono morte e oltre 3000 sono state arrestate durante le sommosse di dicembre. Stando a quanto riporta il ministero degli interni iraniano, la maggior parte delle persone arrestate sono state già rilasciate, ma circa 300 sono ancora detenute e devono rispondere delle accuse pendenti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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