Filippine: proteste contro la militarizzazione di Pechino del Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 11 febbraio 2018 alle 10:32 in Cina Filippine

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Una serie di proteste sono scoppiate all’esterno del consolato cinese di Manila, nelle Filippine, contro la militarizzazione, da parte della Cina, delle isole nel Mar Cinese Meridionale.

Le dimostrazioni di sabato 10 febbraio sono avvenute poiché, lunedì 5 febbraio, un quotidiano locale aveva pubblicato alcune fotografie recanti almeno 7 gruppi di scogli che la Repubblica Popolare Cinese ha trasformato in fortezze artificiali, complete di strutture aeree e navali, incluse piste di atterraggio ed elisuperfici. Le Nazioni Unite avevano precedentemente dichiarato che le aree in questione erano di appartenenza delle Filippine.

Il presidente del Paese, Rodrigo Duterte, durante una conferenza stampa, tenutasi venerdì 9 febbraio, ha dichiarato che non ha intenzione di far scoppiare una guerra a causa di lotte territoriali, ma che ordinerà alla marina di reagire se altre nazioni estrarranno risorse dalle acque che fanno parte della zona economica esclusiva filippina. L’ufficio di Duterte ha dichiarato di essere a conoscenza delle attività cinesi nelle 7 scogliere. Manila si fida del governo cinese, certa che Pechino non creerà nuove isole artificiali. Tuttavia, gli attivisti si sono detti contro questa decisione, affermando che in questo modo la Cina potrebbe espandere le sue attività di rivendicazione. Secondo l’organizzatore della protesta di Manila, Renato Reyes, a lungo termine questo atteggiamento da parte di Pechino potrebbe essere potenzialmente dannoso, poiché le Filippine potrebbero perdere accesso alle acque e alle scogliere in questione.

Nel 2016, la Corte permanente di arbitrato dell’Aia aveva deciso che non c’erano basi legali secondo le quali la Cina potesse rivendicare come proprie vaste aree del Mar Cinese Meridionale.

La Cina rivendica tutta l’area come propria poiché, a suo dire, il popolo cinese è attivo in quelle acque da più di 2000 anni. Pertanto, il Paese reputa le isole parte integrante del suo territorio nazionale e considera un suo diritto l’installazione di equipaggiamenti militari e la costruzione di edifici su di esse, come aveva ribadito il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, il 15 dicembre. Le installazioni militari sugli isolotti “sono lavori di costruzione pacifica volti alla costruzione di equipaggiamenti per la difesa essenziali della Cina sul suo territorio sovrano”, ha affermato Lu Kang.

Oltre alle Filippine e alla Repubblica Popolare cinese, anche Malesia, Brunei, Vietnam e Taiwan rivendicano le isole del Mar Cinese Meridionale.

Le acque di questa zona sono oggetto di contesa territoriale tra i Paesi che vi si affacciano per due ragioni. La prima è che ogni anno vi transitano 3 trilioni di dollari di merci e la seconda è che la zona è ricchissima di giacimenti di gas naturale e minerari. Anche gli Stati Uniti sono coinvolti nella questione ma, a differenza dei Paesi che si affacciano sull’area, Washington non muove rivendicazioni di sovranità, intendendo solamente mantenere e tutelare lo status di acque internazionali della fascia di mare. Per questa ragione, le forze statunitensi organizzano frequentemente pattugliamenti sotto l’egida della tutela della libertà di navigazione. La ragione per cui gli Stati Uniti condannano la militarizzazione delle isole da parte della Cina è che temono che Pechino possa privarli dell’accesso alle rotte commerciali strategiche del Mar Cinese Meridionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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