Siria: Consiglio di Sicurezza dell’Onu propone un mese di tregua

Pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 11:37 in Medio Oriente Siria

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta considerando un cessate il fuoco della durata di 30 giorni in Siria, per permettere agli aiuti di entrare nel Paese e per favorire il trasferimento di feriti e malati.

La Risoluzione, redatta dalla Svezia e dal Kuwait, è circolata tra i 15 membri dell’organo dell’Onu venerdì 9 febbraio e, oltre alla tregua, prevede che tutte le parti rinuncino agli assedi nelle aree popolate, incluse le zone del Ghouta orientale, Yarmouk, Foua e Kefraya. Non è chiaro quando e se la Svezia e il Kuwait chiederanno al Consiglio di Sicurezza di votare la bozza mozione.

Secondo il regolamento, la mozione, per essere approvata, necessita di 9 voti a favore e dell’assenso di Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Questi 5 Stati, i fondatori dell’istituzione, hanno la possibilità di opporre il veto alle Risoluzioni che vengono proposte, impedendo così la loro approvazione. Secondo Reuters, è probabile che la Russia respingerà il documento.

Martedì 6 febbraio, l’Onu aveva richiesto una tregua umanitaria in Siria per almeno un mese, in seguito a una serie di bombardamenti che avevano ucciso circa 138 persone in sole 48 ore. Giovedì 8 febbraio, il Dipartimento di Stato americano aveva reiterato la domanda. Lo stesso giorno, l’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, aveva dichiarato che un cessate il fuoco non era realistico. “Ci piacerebbe vedere una tregua e la fine della guerra in Siria ma, per quanto riguarda i terroristi, non sono sicuro che saranno d’accordo” aveva affermato.

Da quando è iniziata la guerra civile in Siria, il 15 marzo 2011, la Russia ha opposto il veto a 11 possibili Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza relative alla situazione nel Paese. Mosca è un alleato del governo del presidente siriano, Bashar al-Assad.

La diplomazia fatica a trovare una soluzione alle problematiche siriane. Martedì 30 gennaio si è conclusa la prima sessione del Congresso per il Dialogo nazionale siriano nella città russa di Sochi, alla quale hanno partecipato Russia, Iran e Turchia, con l’obiettivo di trovare una soluzione politica al conflitto civile nel Paese. La conferenza si è tenuta nonostante l’assenza dei rappresentanti dell’opposizione e dei curdi siriani.

Le Nazioni Unite stanno sponsorizzando il processo di pace, promuovendo incontri a Ginevra, sotto la guida del segretario generale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura. Tuttavia, le conferenze non hanno raggiunto i risultati attesi in quanto il governo siriano e l’opposizione non hanno favorito il processo di pace, rifiutandosi di prendere parte agli incontri, arrivando in ritardo alle riunioni e rifiutandosi di sedere allo stesso tavolo, costringendo de Mistura a spostarsi da una stanza all’altra per conferire con le due delegazioni.

Il conflitto siriano sta uccidendo migliaia di persone e ha costretto milioni a fuggire dal Paese. Oltre alle offensive tra le forze locali del governo di al-Assad e quelle dell’opposizione, anche la Turchia aveva dato inizio a un’operazione militare contro i curdi siriani stanziati nella regione di confine di Afrin. Dal 20 gennaio, il governo di Ankara aveva dato il via alla campagna “Ramo d’Olivo”, con l’obiettivo di liberare la zona di frontiera da quella che il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, aveva definito “una minaccia alla sicurezza internazionale”. Il 3 febbraio, il leader di Ankara aveva dichiarato che l’operazione in territorio siriano stava per terminare, tuttavia la campagna sta proseguendo. Inoltre, la Turchia ospiterà il prossimo vertice sulla Siria, durante il quale si cercherà ulteriormente di risolvere la situazione nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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