Siria: abbattuto elicottero turco ad Afrin

Pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 17:19 in Siria Turchia

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Un elicottero dell’esercito turco è stato abbattuto dai combattenti curdi siriani dell’Unità di Protezione popolare (YPG), nei pressi della città settentrionale di Afrin, in Siria, uccidendo i due soldati che viaggiavano sul mezzo.

L’esercito della Turchia non ha rilasciato dichiarazioni. Invece, il portavoce della milizia curda, Mustafa Bali, ha confermato che i militanti dell’Unità di Protezione Popolare hanno abbattuto l’elicottero a Raju, nella zona nordoccidentale di Afrin. Si tratta della prima perdita aerea ufficiale della Turchia in Siria, dall’inizio della guerra civile nel Paese.

La notizia è stata riportata sabato 10 febbraio dal presidente della Turchia, Recepp Tayyp Erdogan, durante un discorso tenutosi a Istanbul, rivolto ai membri del suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP). Il leader ha dichiarato che i responsabili “pagheranno il giusto prezzo per quanto accaduto”, ma non ha accusato i curdi di esserne i responsabili.

Il 16 gennaio, Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che il governo del Paese considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che è illegale in Turchia.

Le forze di Ankara, il 20 gennaio, avevano dato inizio all’operazione “Ramo d’Olivo”, cominciando a bombardare il distretto siriano di Afrin e colpendo i rifugi e i nascondigli usati dai tre gruppi nemici a maggioranza curda: il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Partito dell’Unione Democratica e l’Unità di Protezione Popolare. L’offensiva turca era stata scatenata poiché alcuni militanti curdi avevano sparato contro le postazioni dell’esercito turco all’interno dei confini nazionali. L’obiettivo della Turchia è quello di liberare la regione di frontiera di Afrin dal controllo dei curdi, che Erdogan ha definito “una minaccia alla sicurezza internazionale”.

Dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo, i curdi avevano incitato i civili ad armarsi e a unirsi nella lotta contro i turchi, per difendere il proprio territorio. In un secondo momento, i militanti avevano richiesto l’intervento del governo siriano per respingere le forze turche dal distretto di Afrin. I curdi volevano che il regime del Paese facesse il proprio dovere, in quanto l’attacco nella zona era stato annunciato ufficialmente e nulla era stato fatto per contrastarlo. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva condannato la campagna militare turca definendola “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”.

Il governo locale di Afrin ha accusato la Turchia di aver scatenato una crisi umanitaria nell’area, uccidendo almeno 160 persone e sfollandone decine di migliaia dall’inizio dell’offensiva. Ankara ha respinto tutte le accuse.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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