Malesia: la Cina chiede l’estradizione di 11 detenuti uiguri

Pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 18:36 in Cina Malesia

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La Cina ha richiesto alla Malesia l’estradizione di 11 uiguri musulmani, detenuti nel Paese del Sud-est asiatico in seguito alla loro evasione da un centro di detenzione tailandese nel 2017.

Sabato 10 febbraio, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Bernama, il vice primo ministro malese, Ahmad Zahid Hamidi, ha affermato che il Paese ha ricevuto una richiesta ufficiale dalla Cina per estradare “gli undici uiguri”. Zahid si riferisce agli 11 uiguri che sono adesso detenuti in Malesia, e che hanno fatto parte di un gruppo di 20 uiguri che sono riusciti a evadere da un carcere tailandese lunedì 20 novembre 2017. Il vice del premier ha affermato che la Malesia sta considerando la richiesta cinese, e che le forze dell’ordine stanno conducendo un’indagine per capire se gli undici individui arrestati siano coinvolti o affiliati in attività o gruppi terroristici.
Mentre le trattative sulla sorte dei detenuti sono ancora in corso, la Malesia è stata sottoposta a una forte pressione da parte della Cina, la quale ha chiesto di consegnarli alle autorità pechinesi e non a quelle tailandesi. Secondo altri canali mediatici, invece, Zahid avrebbe smentito la notizia che la Cina stia facendo pressioni al suo Paese.

Venerdì 9 febbraio gli Stati Uniti si sono detti preoccupati riguardo la possibile deportazione degli uiguri dalla Malesia in Cina, mentre l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha lanciato un appello alla Malesia affinché si assicuri che i detenuti non siano deportati di forza in Cina in quanto farebbero fronte a “reali minacce di prigionia e tortura”.

La Cina è infatti accusata di aperte violazioni dei diritti umani nella regione di Xinjiang, in particolare di torture ai danni dei detenuti uiguri e di controllo oppressivo della religione e della cultura uigure. Pechino respinge ogni accusa. Nel corso degli anni, centinaia, plausibilmente migliaia, di cittadini cinesi uiguri sono fuggiti da Xinjiang viaggiando clandestinamente attraverso il Sud-est asiatico per arrivare in Turchia.
Pechino accusa gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

Lunedì 20 novembre 2017, i 20 uiguri sono evasi da una cella situata vicino al confine tra Tailandia e Malesia attraverso un fosso scavato da loro, e hanno scavalcato le mura usando varie coperte intrecciate a mo’ di scala. Cinque di loro sono stati intercettati e arrestati nuovamente in Tailandia nello stesso mese di novembre. Gli evasi facevano parte di un gruppo più numeroso, che constava di oltre 200 uiguri, arrestati sempre in Tailandia nel 2014. I membri del gruppo si sono detti cittadini turchi e hanno chiesto di essere inviati in Turchia, ma oltre un centinaio sono stati condotti in Cina con la forza nel luglio 2015, mossa, quest’ultima, che è stata condannata dalla comunità internazionale e dai gruppi umanitari, i quali temono che i prigionieri, una volta tornati in Cina, siano stati sottoposti a torture.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han; costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata respinta dalla Repubblica Popolare Cinese. Ultimamente, il governo del Paese ha altresì attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione.
Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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