Al-Qaeda: più pericolosa dell’ISIS in alcune regioni

Pubblicato il 10 febbraio 2018 alle 6:07 in Approfondimenti Medio Oriente

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La rete internazionale di Al-Qaeda è “notevolmente resiliente” e pone una minaccia maggiore rispetto allo Stato Islamico in alcune regioni, tra le quali lo Yemen e la Somalia, secondo quanto riferito dagli esperti delle Nazioni Unite.

Secondo un report elaborato dagli esperti che monitorano le sanzioni imposte a entrambe le organizzazioni, i gruppi affiliati ad Al-Qaeda “rimangono una grave minaccia”, almeno quanto lo è lo Stato Islamico nell’Africa occidentale e nell’Asia meridionale. In un documento precedente, circolato martedì 6 febbraio, gli esperti delle Nazioni Unite avevano sottolineato che l’ISIS continuerebbe a costituire “una minaccia significativa e in evoluzione in tutto il mondo”, nonostante le recenti sconfitte subite dall’organizzazione in Siria, in Iraq e nel sud delle Filippine.

Lo Stato Islamico è stato sconfitto in Siria e in Iraq, rispettivamente il 6 e il 9 dicembre 2017. Il 23 ottobre 2017, Il ministro degli Esteri filippino, Delfin Lorenzana, ha annunciato la fine dell’assedio di Marawi da parte dei terroristi affiliati all’ISIS, scongiurando il pericolo che i militanti affiliati all’ISIS riuscissero a instaurare una base operativa del gruppo terroristico a Marawi per compiere operazioni in tutto il sud-est asiatico.

Da quando l’ISIS ha perso le sue roccaforti, la macchina della propaganda “è maggiormente decentralizzata e la qualità del materiale continua a diminuire”. Nonostante ciò, i combattenti, i simpatizzanti e i sostenitori dell’organizzazione continuerebbero a utilizzare i social media, la tecnologia di crittografia e il dark web per comunicare tra di loro e “motivare e facilitare gli attacchi”.

Nel report, ottenuto dall’agenzia di stampa internazionale Associated Press mercoledì 7 febbraio, alcuni Paesi, che non sono stati nominati, hanno sottolineato che il supporto tra i membri di Al-Qaeda e dell’ISIS nella preparazione degli attacchi porrebbe “una nuova potenziale minaccia” in alcune regioni. Oltre a ciò, “la propaganda di Al-Qaeda continua a sottolineare l’esistenza di una nuova generazione di potenziali leader, tra i quali Hamza bin Laden, uno dei figli di Osama bin Laden, nel tentativo di diffondere un’immagine più giovane del gruppo per i suoi simpatizzanti”.

In particolare, gli esperti hanno sottolineato che Al-Nusra “rimane uno dei più forti e più diffusi alleati di Al-Qaeda a livello globale”. Al-Nusra sarebbe uno dei gruppi principali che compongono Hayyat Tahrir Al-Sham (HTS), con 7.000 – 11.000 combattenti, tra i quali migliaia di origine straniera. Hayyat Tahrir Al-Sham è un gruppo jihadista di ideologia salafita, conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, coinvolto nella guerra civile siriana.

In merito alla situazione del Medio Oriente, oltre ad Al-Nusra, Al-Qaeda rimarrebbe “una grave minaccia nella Penisola Arabica”, dalla quale progetterebbe attacchi in tutta la regione. In particolare, Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), un’organizzazione terroristica islamista, affiliata ad Al-Qaeda, che opera principalmente in Yemen e in Arabia Saudita, svolgerebbe un ruolo di primo piano nella propaganda e nelle attività di comunicazione. Il gruppo, considerato dagli Stati Uniti il ramo più pericoloso di Al-Qaeda a livello mondiale, è responsabile della pianificazione di numerosi attacchi terroristici contro obiettivi occidentali, tra i quali l’attentato contro la sede di Charlie Hebdo, che ha colpito Parigi il 7 gennaio 2015. 

In questo contesto, il 22 gennaio, uno dei leader di Al-Qaeda, Khalid Batarfi, aveva pubblicato un video, nel quale esortava i musulmani di tutto il mondo a insorgere e uccidere gli ebrei e gli americani in risposta alla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele, annunciata il 6 dicembre 2017.

In riferimento alla situazione dell’Africa occidentale, gli esperti hanno riferito che la minaccia dei gruppi legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico continua a essere molto diffusa in Mali e nei Paesi vicini. Nel corso del 2017, la maggior parte delle “entità terroristiche” che operano nella regione del Sahel hanno stabilito legami formali sia con Al-Qaeda sia con l’ISIS. In questo contesto: “Ad oggi, non è stata rilevata alcuna ostilità tra i due gruppi”.

Nell’Africa orientale, in particolare in Somalia, l’organizzazione Al-Shabab, legata ad Al-Qaeda “rimane resiliente e ha mantenuto il suo dominio” sugli affiliati dell’ISIS. Oltre a ciò, il gruppo costituisce una minaccia maggiore rispetto allo Stato Islamico nei confronti le forze di pace dell’Unione Africana. Stando a quanto riferito dagli esperti: “Nel 2017, Al-Shabab ha realizzato l’obiettivo di stabilire una presenza oltre la Somalia e ha condotto operazioni mirate a stabilire basi in Kenya, Etiopia e Gibuti”.

In merito alla situazione dell’Asia, in particolare in Afghanistan, i gruppi affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico starebbero traendo vantaggio dalla “situazione instabile a livello di sicurezza”. Nel Paese si sarebbe registrato un incremento dei combattenti legati ai talebani e ai gruppi fedeli ad Al-Qaeda, che si stima abbiano raggiunto le 60.000 unità. Al momento, nel Paese sarebbero attivi più di 20 gruppi, tra i quali quello dei talebani sarebbe il più numeroso, con 40-45 mila combattenti.

Nell’Asia meridionale, la minaccia legata ai militanti dello Stato Islamico sta crescendo, in particolare dopo la sconfitta dell’organizzazione in Siria e in Iraq, dal momento che “i fondi  i combattenti si sono sparpagliati in tutto il mondo”. Stando ai dati riportati dal documento, negli ultimi anni, la regione avrebbe assistito a “un aumento sensibile degli attacchi terroristici”. Soltanto in Indonesia, nei primi sei mesi del 2017 sarebbero stati condotti almeno 10 attacchi terroristici ispirati all’ISIS.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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