Siria: 5 giorni di bombardamenti nel Ghouta

Pubblicato il 9 febbraio 2018 alle 13:38 in Medio Oriente Siria

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Almeno 230 civili hanno perso la vita nei bombardamenti condotti dalle forze fedeli al governo siriano di Bashar Al-Assad e dai suoi alleati russi, che hanno colpito il territorio del Ghouta orientale, situato nella campagna di Damasco, negli ultimi 5 giorni.

Venerdì 9 febbraio costituisce il quinto giorno consecutivo dall’inizio degli attacchi aerei, avvenuto lunedì 5 febbraio. Il giorno successivo all’avvio dei bombardamenti, martedì 6 febbraio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva riferito che i raid avevano ucciso almeno 138 civili, di cui 22 bambini e 21 donne, in sole 48 ore. I bombardamenti di martedì 6 febbraio, in particolare, avevano causato “il più grande massacro in Siria in 53 giorni”. Mercoledì 7 febbraio, invece, il bilancio delle vittime è stato di 38 civili. Giovedì 8 febbraio, il capo dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, Rami Abdel Rahman, aveva riferito che almeno 40 persone erano morte e 125 erano rimaste ferite nei raid aerei che avevano colpito almeno 6 diversi luoghi nel territorio del Ghouta orientale. Infine, Soltanto nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 febbraio, i bombardamenti hanno causato la morte di 75 persone.

Il giorno della strage, le Nazioni Unite avevano chiesto l’imposizione di un cessate il fuoco immediato in tutta la Siria, che sarebbe dovuto durare per il periodo di un mese, al fine di consentire alle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti alle centinaia di migliaia di civili che ne hanno bisogno in maniera urgente.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione. Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno stilato una lista che comprende alcune centinaia di civili che necessitano di cure mediche, ma queste sono impossibilitate ad andarsene, dal momento che il regime siriano ha imposto severe restrizioni che non consentono alle persone di abbandonare il territorio. Nonostante ciò, stando ai dati riportati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, 369 persone, tra le quali 91 bambini e 68 donne, sono state uccise nel territorio del Ghouta orientale dalla fine del dicembre 2017.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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