Libia: attentato in una moschea di Bengasi

Pubblicato il 9 febbraio 2018 alle 17:23 in Africa Libia

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Una persona è stata uccisa e 62 sono rimaste ferite in un due deflagrazioni che hanno colpito una moschea di Bengasi.

Venerdì 9 febbraio, durante la preghiera del venerdì, il giorno sacro dei musulmani, due bombe sono esplose all’interno di una moschea, che si trova nel distretto di Majouri, nella zona orientale di Bengasi. Gli ordigni, che erano stati posti all’entrata della moschea, sarebbero stati fatti esplodere a distanza, attraverso un telefono cellulare, secondo quanto riferito da una fonte militare.

Si tratta del secondo attentato che colpisce la città in poco più di due settimane. Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, due autobombe erano esplose di fronte alla moschea di Bayaat Al-Radwan, situata nel quartiere centrale di Al-Sleimani, causando la morte di 41 persone e il ferimento di altre 80. Le detonazioni erano avvenute a distanza di mezz’ora l’una dall’altra, poco dopo la fine della preghiera della sera, mentre i fedeli stavano lasciando il luogo di culto.

Bengasi, la seconda città più importante della Libia, era stata liberata il 5 luglio 2017 dal generale Haftar, capo della Libyan National Army e uomo forte del governo di Tobruk, dopo tre anni dall’inizio delle operazioni militari. Il terrorismo era giunto in Libia il 3 ottobre 2014, quando a Derna, città situata nella parte nord orientale del Paese, un gruppo di miliziani libici avevano aderito alla causa del califfato islamico. Nonostante la liberazione di Bengasi dai terroristi, gli scontri sono continuati nella città.

La guerra civile in Libia è iniziata il 17 febbraio 2011. In seguito all’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, che governava la Libia dal 1969, avvenuta il 21 ottobre 2011, il Paese è precipitato in una guerra civile che non si è ancora conclusa. Attualmente, nel Paese esistono due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU il 30 marzo 2016. Il secondo è a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il governo di Tripoli, che avrebbe dovuto unificare il Paese, deve fronteggiare le maggiori divisioni al proprio interno. È infatti costretto a scontrarsi nella stessa città di Tripoli con un altro governo, guidato da Khalifa al-Ghuwail e sostenuto dal Qatar, che rivendica la legittimità politica.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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