La Siria accusa gli Stati Uniti

Pubblicato il 9 febbraio 2018 alle 13:33 in Siria USA e Canada

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Il governo siriano ha condannato l’attacco delle truppe americane, che, giovedì 8 febbraio, aveva colpito le forze fedeli al presidente Bashar Al-Assad, definendolo un “crimine di guerra”.

In una lettera indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il ministro degli Esteri siriano, Walid Al-Mouallem, ha definito l’attacco americano “un crimine di guerra e contro l’umanità” e ha accusato gli Stati Uniti di “essere ricorsi alla scusa di combattere il terrorismo per creare basi illegittime sul territorio siriano”. Di conseguenza, “il governo siriano ha rinnovato la richiesta di sciogliere questa coalizione illegittima”.

Tra il 7 e l’8 febbraio, più di 100 soldati fedeli alle forze del presidente siriano erano stati uccisi in un’offensiva condotta dalle forze locali, in coordinamento con la coalizione internazionale, a guida americana. Secondo quanto riferito dallo United States Central Command (CENTCOM) si sarebbe trattato di un attacco difensivo, in risposta a un raid “non motivato”, che era stato lanciato dai soldati di Al-Assad contro una postazione delle Syrian Democratic Forces, situata sulle rive dell’Eufrate, nel governatorato di Deir Ezzor.

Al momento, il fiume Eufrate funge da divisorio naturale tra le postazioni delle Syrian Democratic Forces e quelle delle forze del regime di Al-Assad, sostenute dalla Russia. Secondo quanto stabilito dalle due parti in un accordo verbale, le milizie curde combattono contro lo Stato Islamico dal lato orientale del fiume Eufrate, mentre le forze di Al-Assad da quello occidentale.

In merito all’accaduto, si è espresso anche il segretario della Difesa, James Mattis, il quale, giovedì 8 febbraio, ha dichiarato che l’attacco aereo della coalizione contro le forze del governo siriano sarebbe stato “un atto di autodifesa”. In tal senso, Mattis ha affermato: “È stata autodifesa. Non stiamo entrando nella guerra civile siriana. Il governo siriano e io non possiamo fornire una spiegazione del motivo per il quale le forze siriane hanno fatto questo, hanno colpito le postazioni delle Syrian Democratic Forces”, dove erano schierate anche le truppe americane. Il segretario della Difesa ha aggiunto: “Le truppe alleate di Damasco hanno iniziato a bombardare con le forze di artiglieria. Si spostavano con i carri armati nella stessa direzione verso la quale stavano bombardando. Alla fine del nostro sforzo per difenderci, la loro artiglieria era stata colpita, due dei loro carri armati erano stati colpiti e ci sono state vittime”.

La coalizione internazionale, a guida americana, è entrata attivamente nel conflitto siriano il 22 settembre 2014, con l’obiettivo di combattere i militanti dello Stato Islamico. Il 13 novembre 2017, poco prima della sconfitta dell’organizzazione nel territorio siriano, annunciata il 6 dicembre 2017, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe mantenuto la presenza militare in Siria, con il duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico in Siria, impedendone il ritorno, e contribuire alla stabilizzazione della situazione della Siria, attraverso una soluzione politica. Più recentemente, il 17 gennaio, il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, in un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per aiutare a porre fine alla guerra civile siriana, tenuto presso la Stanford University, aveva dichiarato che le forze americane sarebbero rimaste in alcune aree del Paese per un periodo di tempo indefinito. Tale decisione avrebbe fatto parte di una più ampia strategia mirata a prevenire la rinascita dello Stato Islamico, a spianare la strada, a livello diplomatico, all’eventuale allontanamento del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e a ridurre l’influenza dell’Iran nella regione. Per tutta risposta, il 18 gennaio, il governo siriano aveva dichiarato che la presenza militare degli Stati Uniti in Siria avrebbe costituito una “aggressione” nei confronti della sovranità del Paese e ha promesso che libererà lo Stato da qualsiasi presenza straniera “illegittima”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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