Erdogan e l’Italia: che cosa dobbiamo fare con il presidente turco?

Pubblicato il 9 febbraio 2018 alle 11:26 in Il commento Turchia

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La visita di Erdogan a Roma può essere utilizzata per una riflessione diversa. Invece di interrogarsi su quale potrebbe essere il governo migliore per i turchi, può essere utile interrogarsi sul governo migliore per gli italiani. Il governo migliore per i turchi è quello che tutela al meglio gli interessi dei turchi: un’impresa in cui Erdogan sembra riuscire molto bene. È interesse dei turchi che i curdi non creino uno Stato acquisendo porzioni del territorio nazionale al confine con la Siria; è interesse dei turchi avere un governo forte e stabile perché sono circondati da ogni tipo di guerra e di catastrofe geopolitica, Isis incluso; è interesse dei turchi che Erdogan chiuda accordi vantaggiosi con l’Unione Europea in materia di immigrazione e che abbia buoni rapporti con Putin. Allo stesso modo, il governo migliore per gli italiani è quello che tutela al meglio gli interessi nazionali. Posta una simile premessa, andiamo al cuore dei problemi.

La visita di Erdogan avviene in una fase di grande debolezza della politica estera italiana: una fase in cui l’Italia prova a levarsi in volo per poi precipitare al suolo con una regolarità che si avvicina alla perfezione. Siccome questo decollare per precipitare è preoccupante, dev’essere spiegato, ma abbiamo bisogno di ampliare la nostra prospettiva perché la prima questione da affrontare non è ciò che l’Italia dovrebbe fare con Erdogan, bensì ciò che Macron sta facendo con l’Italia. Il presidente francese è dotato di un forte spirito di conquista che lo spinge ad avanzare. Il problema è che sta avanzando dove l’Italia sta arretrando e questo impone ai governi italiani di elaborare una strategia per bilanciare. A parlar chiaro si fa prima: l’Italia deve sostituire Gheddafi, che era il suo più stretto alleato extraeuropeo nel Mediterraneo, con Erdogan, che dovrebbe diventarlo. Crollata la Libia, che la Francia cerca di riunificare sotto la propria egida, l’Italia è drasticamente arretrata nel Mediterraneo, dove ha urgente bisogno di trovare un nuovo partner. Orientarsi non è difficile. Occorre osservare i venti Paesi che circondano il Mediterraneo e individuare lo Stato extraeuropeo più potente, che è la Turchia.

Chiarito che l’Italia ha bisogno di Erdogan per bilanciare Macron nel Mediterraneo, così come Macron ha avuto bisogno del presidente dell’Egitto, al-Sisi, per bilanciare l’Italia in Libia, cerchiamo di capire quale sia la regola aurea per costruire un’alleanza strategica con uno Stato straniero. È semplice: non bisogna chiedere ciò che non è possibile ottenere. Detto più semplicemente, non bisogna chiedere a Erdogan di arrestare la sua avanzata contro i curdi ad Afrin, nel nord della Siria, perché non lo farà. La questione è di vitale importanza per la Turchia. A tal punto che Erdogan, come ha lasciato intendere chiaramente nelle sue dichiarazioni ufficiali, sarebbe disposto addirittura a scontrarsi con i soldati americani a Manbij. L’ostinazione di Erdogan contro il progetto di Trump di costituire una sorta di Stato curdo nel nord della Siria non ha niente a che vedere con la sua personalità. È stupefacente che qualcuno lo pensi. Ha a che vedere con il fatto che nessuno Stato del mondo consentirebbe a un altro Stato di mettere in pericolo i propri confini nazionali, nemmeno come possibilità teorica. La causa curda merita la massima considerazione e il massimo rispetto, ma deve trovare una soluzione diversa rispetto a quella ipotizzata da Trump, che non è percorribile, come dimostrano i bombardamenti turchi ancora in corso. Spiegare la politica internazionale in base alle personalità individuali significa condannarsi a una conoscenza epidermica dei problemi. Il punto non sono i desideri personali di Erdogan, ma gli interessi nazionali dei turchi. Erdogan è venuto in Italia sapendo esattamente ciò che vuole, così come Macron si è appena recato a Tunisi annunciando un piano per raddoppiare gli investimenti francesi in Tunisia nei prossimi cinque anni. La visita di Erdogan a Roma è utile perché ci aiuta a comprendere che una classe politica è matura quando ha una visione chiara dei propri interessi strategici e di quelli altrui. Erdogan è un leader politico maturo. Proprio come Macron. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia dedicato alla politica internazionale

Quest’articolo è pubblicato per gentile concessione del “Messaggero”.

di Alessandro Orsini

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