Egitto: operazione militare contro l’ISIS nel Sinai

Pubblicato il 9 febbraio 2018 alle 15:23 in Africa Egitto

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L’esercito egiziano ha annunciato l’inizio di un’operazione militare nel territorio settentrionale e centrale della Penisola del Sinai e in alcune zone del delta del Nilo, che costituiscono uno dei focolai dello Stato Islamico.

Nella mattinata di venerdì 9 febbraio, attraverso una dichiarazione televisiva, l’esercito egiziano ha annunciato di aver lanciato “un piano di combattimento completo contro le cellule terroristiche nel Sinai e in altre aree”. La campagna militare egiziana, che ha il nome di Operazione Sinai 2018, si propone di rafforzare il controllo nelle aree di confine e di “ripulire il territorio, nel quale ci sono alcuni focolai del terrorismo”. Per tutta la durata dell’operazione, le forze militari e la polizia dovranno stare in uno stato di “massima allerta”.

In concomitanza con l’inizio dei bombardamenti, che hanno colpito in particolare le aree a sud di Sheikh Zuweid e a est di Rafah, nel Sinai, sono stati bloccati i mezzi di comunicazione ed è stato oscurato internet nei territori centrale e settentrionale del Sinai. Nelle dichiarazioni televisive, l’esercito ha altresì chiesto al popolo di “collaborare con le forze dell’ordine per combattere e sradicare il terrorismo e di denunciare immediatamente gli elementi che minacciano la sicurezza e la stabilità del Paese”.

Nella penisola del Sinai è molto attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”. Il gruppo ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici avvenuti nell’area contro le forze della polizia egiziana. Il 24 novembre 2017, 305 persone sono morte e 109 sono rimaste ferite in un’esplosione che aveva colpito la moschea di Al-Rawdah, situata nei pressi della città di Al-Arish, capoluogo del governatorato egiziano del Sinai del Nord, poco dopo la preghiera del venerdì, il giorno sacro dei musulmani. 

Per far fronte alla minaccia terroristica e ristabilire la sicurezza nel territorio nazionale, il 29 novembre, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva ordinato al proprio esercito di utilizzare tutta la forza necessaria per rendere sicura la penisola del Sinai entro i prossimi 3 mesi. In tale contesto, il presidente starebbe valutando altresì la possibilità di armare le tribù beduine che vivono nella penisola del Sinai e che desiderano avere un ruolo attivo nella lotta la terrorismo.

In seguito al rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, nel 2011, centinaia di islamisti avevano fatto ritorno in patria dall’Afghanistan, decidendo di stabilirsi nel Sinai.  Dopo il colpo di stato che, il 3 luglio 2013, aveva rovesciato il governo dell’ex presidente, Mohamed Morsi, portando al potere l’attuale presidente, Abdel Fattah Al-Sisi, gli islamisti hanno cominciato a condurre attacchi terroristici in modo sistematico, colpendo, in particolare, le forze di sicurezza. Dal 2012 al 2015, nell’area, si sono verificati più di 400 attacchi contro gli agenti delle forze di sicurezza locali. A partire dal 2016, Al-Sisi ha aumentato le misure anti-terrorismo, attraverso l’adozione dell’iniziativa Operation Right of the Martyr, che prevedeva operazioni contro i militanti dello Stato Islamico presenti nel territorio.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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